Questa sera la redazione di Granatissimi avrà il piacere di intervistare in diretta il presidente della Salernitana Marco Mezzaroma e, come sempre, abbiamo dato la possibilità ai tifosi di rivolgere qualche domanda attraverso le nostre pagine facebook. Argomento di discussione è quello relativo al desiderio di lottare per la serie A: in tanti si dicono preoccupati per le normative vigenti, altri invitano la proprietà a fare chiarezza, altri ancora pretendono la massima categoria in tempi brevi. Prese di posizione che, obiettivamente, ci sentiamo di non condividere. Partiamo da una premessa: per bacino d'utenza, passione, città e potenza societaria, la Salernitana ha tutto per poter disputare da protagonista il torneo di serie A, magari per restarci più tempo rispetto al passato e per aprire un progetto ambizioso.
Ciò detto, dissentiamo da coloro che pretendono tutto e subito dimenticando che Lotito e Mezzaroma hanno ereditato un club senza palloni, senza simboli, costretto a ripartire dall'Eccellenza, con investimenti milionari in tempi di crisi e in categorie dove i più vivono grazie ai contributi per gli under senza spendere nulla. Da quando la società ha iniziato la sua avventura, sta prevalendo una mentalità assurda: se si fa qualcosa di buono è atto dovuto, viceversa "devono andare via". Si perde una partita? Ecco spuntare come i funghi quelli che rimpiangono chi ha contribuito ai fallimenti- non solo sportivi del passato- e coloro che sostengon che "con questa società non potremo mai sognare la serie A".
Lo abbiamo sempre detto, lo ribadiamo ancora una volta: al momento la società non ha certo guadagnato economicamente dall'esperienza con la Salernitana e l'unico modo per rientrare delle spese e parlare di investimento vincente è portare la società in serie A. Se Lotito e Mezzaroma avessero davvero voluto rilevare un club satellite per vivacchiare tra Lega Pro e serie B, non avrebbero certo preso la Salernitana tirando fuori milioni e milioni di euro anche per strutture di proprietà del Comune: a loro va dato atto di aver risolto le decennali querelle marchio-Arechi e di aver restituito credibilità al calcio salernitano dopo anni di penalizzazioni, fallimenti, scandali di vario genere e retrocessioni amare.
Ricordate il tormentone "non vogliamo essere la succursale della Lazio"?. Bene, ad oggi la Salernitana ha in rosa soltanto due calciatori provenienti dal sodalizio biancoceleste (Marchi e Ronaldo) e sta proseguendo in un percorso totalmente autonomo, che prevede spese importanti nettamente superiori alle entrate. Nessuna sviolinata, nè voglia di difendere la proprietà da qualche errore che, in un percorso di cinque anni e mezzo ,va messo in preventivo, ma non avrebbe senso investire a Salerno accontentandosi eternamente di salvarsi in B. I tifosi hanno tutto il diritto di sognare, questo lo ribadiamo a caratteri cubitali, ma allo stesso tempo una società seria ha l'analogo diritto di costruire un progetto vincente che, per funzionare, richiede tempo e pazienza.
Di improvvisatori e potenziali mecenati, Salerno ne ha conosciuti tanti e le recenti vicende giudiziarie dovrebbero far capire ancora di più che Lotito e Mezzaroma meritano fiducia e sostegno. Tempo al tempo, dunque, possibilmente senza pregiudizi e mettendo da parte pensieri assurdi relativi a ipotetiche volontà di non vincere in B: la promozione in A è nell'interesse di tutti, soprattutto di due imprenditori che hanno puntato su Salerno promettendo dalla prima conferenza stampa di lottare per vincere. Ovunque. Il rispetto per la gente non si vede dalle promesse e dai proclami, ma dalla voglia di programmare sotto traccia trincerandosi dietro dichiarazioni di prudenza: dopo due fallimenti, ciò che conta è avere un futuro. "E se dovessimo fare 10 anni di serie B?" dice qualcuno. "Cosa avrebbero dovuto dire i tifosi coi capelli bianchi che hanno visto 30 anni di C emozionandosi allo stesso modo senza pretendere nulla? rispondiamo noi, ribadendo che Salerno, finalmente, ha tutto per puntare alla serie A.
E allora basta pretese: la tifoseria può e deve essere determinante, deve sapere che l'obiettivo promozione è reale e concreto e si deve mentalizzare al torneo di massima serie dimostrando di essere più matura di un passato che, in A, fu scandito da morti, esplosioni, treni in fiamme e aggressioni. Per la A bisogna crescere tutti, il discorso comproprietà (perchè il termine multiproprietà è giuridicamente errato se associato a questa società sportiva) non ha influito, non influisce e mai influirà sul programma di Lotito e Mezzaroma.
Gaetano Ferraiuolo