Salerno

Continuità sportiva della Salernitana appena fallita, il Salerno Calcio ha avuto il merito di riportare la città tra i professionisti vincendo un campionato insidioso come quello di serie D. Non un atto dovuto (per informazioni chiedere a Messina, Taranto, Triestina, Ravenna e tanti altri club altrettanto prestigiosi che faticano a risalire da anni), ma una vittoria importante da parte di una società che, senza badare a spese, ereditò una situazione paradossale e complicata puntando su elementi di almeno due categorie superiori pur di fuggire immediatamente dall' "inferno dantesco", per parafrasare il presidente Lotito. Eppure quella squadra non riscosse grosse simpatie, complice una denominazione inconsueta, un colore di maglia nuovo e un simbolo religioso in sostituzione dello storico ippocampo.

In tanti puntavano il dito contro la società che, al contrario, ebbe il grandissimo merito di non illudere nessuno muovendosi intelligentemente e sotto traccia pur di risolvere una querelle che si trascinava ormai dal 2005 e che aveva diviso la tifoseria in due fazioni: "salernocalcisti" da una parte e "inceppati" dall'altra, termine coniato dal Sindaco De Luca per definire quella frangia di pubblico che decise di restare a casa non identificandosi nella nuova realtà calcistica cittadina. Lotito e Mezzaroma, come detto, mantennero la promessa riacquisendo i segni distintivi in tempi record, ma quella maglia del Salerno Calcio resterà nella storia perchè è stata quella della rinascita. Da qui la richiesta di un tifoso che, attraverso la nostra redazione, ha lanciato una proposta: "Perchè non proporla come terza maglia ufficiale, ovviamente con il cavalluccio marino?". Il patron è parso interessato: "A me piaceva molto, ma non riscosse successo. Valuteremo questa proposta con l'area marketing". Perchè della storia fa parte anche quell'anno snobbato da molti, ma che ha fatto la differenza.

Gaetano Ferraiuolo