Benevento

Un incidente o il tragico epilogo di una colluttazione? E' l'interrogativo che, a distanza di cinque anni e tre mesi, incombe ancora come un macigno sulla morte di Olexandr Pechonkin, 26 anni appena compiuti, di origine ucraina, trovato senza vita il 22 agosto del 2011 all'esterno di un'abitazione a Torello di Melizzano. Un altro dei casi senza soluzione che affollano gli archivi di cronaca, una delle tante storie rimaste sospese con il loro carico di dubbi che le indagini non hanno fin qui spazzato via. Quella di Olexander parla di un giovane che da qualche settimana era ospite di un sannita che aveva sposato una sua familiare. Entrambi in quei giorni erano assenti. Lui, che aveva deciso di restare nella nostra provincia per cercare un lavoro e crearsi un futuro, domiciliava nello stabile con altre due persone. Un immobile adiacente la recinzione di un'attività commerciale dalla quale è divisa da una lingua di terreno larga un metro. E' in quest'area che il 26enne era stato rinvenuto. Un lunedì mattina, forse era lì già da alcune ore. Inutile si era rivelata ogni forma di soccorso per il giovane, che pare fosse stato visto per l'ultima volta nella serata di domenica. Il cadavere era ai piedi di una sorta di solaio – terrazzo alto circa tre metri, al quale si accede attraverso una camera.

Inchiesta condotta dai carabinieri e dal sostituto Anna Frasca, all'epoca ancora in forza alla Procura di Benevento, successivamente lasciata per quella di Napoli, che aveva affidato al medico legale, la dottoressa Monica Fonzo, l'incarico di eseguire l'autopsia. Un esame al quale aveva preso parte il professore Fernando Panarese, consulente del proprietario dell'immobile, assistito dall'avvocato Danilo Riccio, nel corso del quale era stata accertata l'esistenza un trauma cranico e la frattura di alcune costole e dello sterno. Divergenti le conclusioni dei due specialisti: Fonzo aveva ritenuto le lesioni al corpo compatibili non con la caduta ma con un'azione violenta, prospettando, dunque, un'implicazione omicidiaria; mentre Panarese aveva escluso un nesso tra quelle lesioni e la morte, a suo dire dovuta all'impatto della parte posteriore del cranio con il suolo.

Resta dunque da capire cosa sia accaduto quella sera. Di certo sembra esserci una discussione scoppiata, all'ingresso dell'abitazione, tra la vittima e un giovane rientrato in fretta da Telese dopo aver ricevuto la telefonata di una familiare, preoccupata perchè non riusciva a tenere a bada Olexander, che aveva bevuto un bel po' di superalcolici. Tra le ipotesi quella che tra i due ci sia stata una colluttazione, e che il 26enne, rincorso, sia poi salito al primo piano, precipitando nel vuoto da quel terrazzo privo di ringhiera. In maniera accidentale o perchè spinto? Un'eventualità, quest'ultima, respinta dalla difesa, convinta che, se davvero fosse andata così, il corpo del 26enne, visto l'esiguo spazio sottostante, sarebbe finito al di là della recinzione.

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