Una serata bellissima, all'insegna della comune passione per la Salernitana e di quell'amicizia che li ha spinti a girare l'Italia a sostegno di una fede anche quando categorie e condizioni meteo potevano rappresentare ostacoli insormontabili. Si dice tanto che le nuove generazioni debbano innamorarsi dei colori granata e del cavalluccio marino e il convegno tenutosi ieri sera presso la sede del club "Mai Sola" può essere sicuramente un punto di partenza verso un progetto che coinvolga soprattutto bambini e ragazzi, magari con un tour nelle scuole. Merito, ovviamente, anche di Pietro Nardiello e Nicola Ianuale, autori del libro "Salernitana 19:19, dalla D alla B alzando le coppe", un'opera che intende rivivere gli ultimi 5 anni attraverso il racconto di chi, con dignità e smisurato amore, ha sposato il progetto Lotito-Mezzaroma tra i dilettanti partendo alla volta di Selargius con lo stesso entusiasmo delle trasferte di Roma e Milano nel lontano 1998.
In una sala gremita e sotto lo sguardo di Francesco Montervino e della sua famiglia, il presidente Antonio Carmando ha svelato alcuni aneddoti relativi a questo lustro indimenticabile e vincente: dalle trasferte con i suoi più fedeli compagni di viaggio all'abbraccio con Lotito prima di Salernitana-Casertana senza dimenticare la neve di Arzachena, i 13 di Selargius, la paura per l'infortunio a Mendicino, il sostegno incondizionato alla squadra soprattutto nei momenti di difficoltà. Ha preso parola anche Pietro Nardiello: "Questo club può fare grandi cose, ci sono potenzialità enormi che vi rendono un punto di riferimento per l'intera tifoseria salernitana. A voi va il mio grazie per tutto quello che fate: iniziative di beneficenza, dibattiti, dichiarazioni competenti ed equilibrate, un sostegno costante, un amore disinteressato per i colori granata. Da qui deve partire un grandissimo messaggio per i più giovani: dovete conoscere la storia della Salernitana, dovete innamorarvi di questa squadra anche attraverso i nostri racconti, ripercorrendo un lustro vincente che ci rende orgogliosi. Qualcuno dice ignorantemente "abbiamo vinto la D e due coppe Algida", io me le tengo strette e un giorno racconterò ai miei nipoti che ho visto Montervino alzare al cielo due trofei nel principe degli stadi. In attesa di traguardi ancora più ambiziosi, mi godo questa serie B e dico: Lotito, se volesse, porterebbe la Salernitana in A tra pochi mesi, ma è preferibile rimanere in B qualche anno in più, consolidarci attraverso un progetto sportivo serio e poi ritrovarci in massima serie per restarci".
Come detto, era presente anche Montervino: "Sono orgoglioso che qualcuno mi abbia dedicato un capitolo di un libro, abbiamo ripercorso insieme un periodo felice per la storia del calcio salernitano. Dall'Europa alla D, non fu semplice per me, ma mi piacciono le sfide e accettai molto volentieri. Vincere tra i dilettanti è un'impresa, ci siamo ripetuti in Seconda Divisione e ho alzato due coppe prima della sfida di Frosinone che ha segnato la fine della mia carriera da calciatore. Ringrazio, però, questi splendidi tifosi che ci hanno sempre seguito e sostenuto, imparando ad apprezzarmi anzitutto come uomo. Momenti più belli? Nel libro si fa riferimento a una mia cavalcata di 80 metri, a 35 anni e contro avversari più giovani di 15-16 anni: è una delle mie caratteristiche, non ho mai tirato indietro la gamba e ho sputato sangue per la maglia granata". In sala tanti ragazzi, molte famiglie e le più importanti personalità del club Mai Sola: da Saturnino a Umberto Caso, da Ernesto Natella a Luca Avallone senza dimenticare il presidente onorario Luigi Durante che, in lacrime, ha ringraziato Montervino e presentato i progetti futuri di un club che non lascerà Mai Sola la Salernitana.
Gaetano Ferraiuolo