di Marco Festa
Nemo propheta in patria: nessuno è profeta nella propria patria. Walter Alfredo Novellino non può augurarsi che la locuzione latina non trovi conferma sul campo. Da questa mattina il tecnico di Montemarano è il nuovo allenatore dell’Avellino. Essere irpino: un aspetto non trascurabile per gli irpini. Un orgoglio si pretende venga rispettato e che, in passato, per effetto di dichiarazioni palesemente equivocate, ha generato polemiche e ruggini con la piazza biancoverde. O almeno con una parte di essa. E non per caso Novellino si presenta così: andando a chiarire una vicenda che si è trascinata nel corso degli anni: «Da irpino, sento ancora di più la responsabilità. Quando ho sentito il nome di Avellino mi sentivo in dovere di tornare nella mia città. Ci tengo a dirlo: nella mia città. Sono di Montemarano, ma in passato qualcuno ha frainteso le mie parole: i miei genitori non avevano lavoro qui e sono emigrati a Milano. Intendevo dire solo questo».
Una puntualizzazione che non gli ha risparmiato, al termine della conferenza stampa, le invettive di un tifoso, che gli ha urlato di scusarsi e rinfacciato di aver rinnegato la sua terra d'origine. Ma tant’è. La consolazione al momento dell'ingresso sull'erba sintetica dello stadio "Partenio-Lombardi", tra gli applausi dei supporters presenti in Tribuna Montevergine, salutati con ampi cenni. Da adesso conta solo il campo. Dove Novellino punta a conquistarsi la fiducia della società e degli amanti del lupo: ha declinato l’opzione per il rinnovo del contratto oltre il 30 giungo 2017 con la promessa di aggiornarsi nuovamente a marzo.
Il motivo è semplice: «Voglio conquistarmi la fiducia sul campo, non sono qui alla ricerca di un ingaggio» - ha proseguito “Monzon”, come è soprannominato per la somiglianza con il celebre pugile sudamericano - «Se sono qui è perché qualcosa non è andata per il verso giusto. Ho molto rispetto per Toscano e credo che potremo uscire da questa situazione soltanto con il lavoro. La Serie B è un campionato in cui adesso sei su e un attimo dopo puoi ritrovarti giù. Qui c’è una società che consente ad un allenatore di lavorare bene. Ho grande voglia di rimettermi in gioco.»
Capitolo modulo. Avellino costruito per giocare con la difesa a 3; 4-4-2 il modulo prediletto dall'ex tra le altre di Napoli e Sampdoria. C’è da far fronte alla conclamata assenza di terzini di ruolo: «Ho sempre vinto con il 4-4-2, ma non è un dogma: i ragazzi hanno bisogno di certezze e io devo dargliele. In questo momento è più importante la testa al di là delle qualità tecniche che ci sono in questa squadra. Basta una vittoria per sbloccarsi».
In basso la fotogallery di Arturo Greco.