Un vecchio adagio del calcio dice che un allenatore bravo è quello che sa gestire con intelligenza il gruppo dando spazio a tutti e facendo sentire ogni calciatore parte integrante della rosa e del progetto. A Salerno, probabilmente, questa cosa non sta accadendo e, a lungo andare, determinate situazioni rischiano di minare la serenità dello spogliatoio soprattutto ora che i risultati non arrivano e che la classifica è deficitaria. Il criterio di meritocrazia è l'unico che permette a ogni atleta di accettare le scelte tecniche con serenità anteponendo l'interesse collettivo a quello personale, ma la sensazione è che nella mente del mister ci siano gerarchie prestabilite e che qualcuno non rientri nei suoi piani pur avendo caratteristiche interessanti. Quali i capi di imputazione? Ne citiamo soltanto qualcuno:
-la gestione di Rosina, mai sostituito anche quando- come ieri- incappa in una giornata decisamente negativa. Anche la sua collocazione tattica ha fatto discutere e le parole di Fiorin in conferenza stampa celano una contraddizione di fondo. "Ha difficoltà maggiori a saltare l'uomo e perde in qualità perchè corre tantissimo e avrebbe bisogno di tirare un po' il fiato": chi è che gli chiede di vagare per tutto il campo giocando a 50 metri dalla porta avversaria?
-la gestione di Donnarumma, in panchina per un mese dopo aver segnato due gol consecutivi e puntualmente sostituito. Contro il Pisa fu tolto dal campo nel suo momento migliore, con la Ternana, in superiorità numerica e sul risultato di 4-2, poteva essere l'occasione giusta per sbloccarsi e per far rifiatare Coda e Rosina, ma Sannino decise di sostituire lui tra i fischi del pubblico
-il caso Zito
-Improta e Vitale sono in netto calo da settimane, eppure non gli viene concesso un turno di riposo. Al contrario, Laverone e Caccavallo non sono quasi mai stati presi in considerazione al pari di Ronaldo, tra i migliori nelle ultime settimane, ma in campo soltanto per le concomitanti assenze nel reparto
Anche quando la Salernitana ha giocato tre partite in sette giorni, in campo sono andati quasi sempre gli stessi e i musi lunghi rischiano di aumentare all'interno dello spogliatoio. Come può sentirsi un calciatore sempre bocciato nel vedere che chi gioca male resta in campo a prescindere e per 90 minuti? E' da queste piccole cose che un gruppo segue o non segue un tecnico: Sannino gode della stima dello spogliatoio, sia chiaro, ma la gestione umana e psicologica è senza dubbio più importante di moduli, schemi e tattiche di gioco. "Per tutti ci sarà spazio, l'importante è che si allenino bene" ha chiosato Fiorin rispetto alla nostra domanda sul rischio che lo spogliatoio possa ulteriormente disunirsi. A Sannino il compito di migliorare anche in questo aspetto, alla società quello di valutare a 360° la situazione.
Gaetano Ferraiuolo