Atripalda

L’auditorium della “Masi” era pieno di studenti accompagnati dai proprio insegnanti e il momento più toccante è stato quando ha preso la parola Antonietta Oliva, la vedova di Pasquale Campanello, sovrintendente capo del Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio presso il carcere di Poggioreale. Tornava a casa dopo una giornata di lavoro la sera dell’8 febbraio 1993, quando un commando di quattro killer, dopo essersi appostato sotto casa, lo bersagliò con 14 colpi di arma da fuoco di cui 4 alla testa uccidendolo sul colpo. Si trattò di una vera e propria esecuzione. La signora Oliva è venuta lunedì mattina, alla scuola media “R. Masi”, per raccontare la sua storia e quella dei suoi due figli, Armando e Silvia, che all’epoca dei fatti avevano rispettivamente dieci mesi e tre anni. E gli studenti presenti all’incontro non si sono fatti trovare impreparati. Anzi. «Questa mattina avevamo di fronte la vedova di una vittima di mafia - hanno commentato i ragazzi, coordinati dalla prof.ssa Giovanna Maffeo - la moglie di Pasquale Campanello era lì in carne ed ossa che ci raccontava con parole commosse del suo dolore, dei suoi figli e di quanto è difficile convivere con situazioni così tragicamente ingiuste. Abbiamo ascoltato parole che, come lei stessa ha detto, graffiano dentro, lasciando una traccia a cui dobbiamo reagire. Reagire è importante perché la mafia, proprio a noi giovani scippa il futuro, ruba i sogni. L’incontro con Libera ci ha fatto capire che l’istruzione, lo studio, l’informazione sono garanzie di libertà e deterrenti per la mafia, l’ indifferenza e il silenzio ne sono alleati. Ha risvegliato in noi il valore della memoria con il ricordo di sette vittime di mafia, esempi di vite esemplari di persone comuni che hanno lottato contro l’omertà, la connivenza in nome della legalità. I loro nomi sono: Antonio Ammaturo, Nunziante Scibelli, Salvatore Manzi, Francesco Antonio Santaniello, Francesco e Antonio Graziano, Pasquale Campanello».

«Mi avete fatto commuovere - sono state le prime parole della signora Oliva -, è la prima volta che gli studenti si impegnano così tanto su questo tema e soprattutto che raccontano loro a me chi era Pasquale Campanello. Come diceva il giudice Antonio Caponnetto, il magistrato che guidò il pool antimafia negli anni ’80, “la mafia teme più la scuola che la giustizia”. Io non voglio essere considerata una vittima, ma una protagonista. La mafia ha negato a mio marito la gioia più grossa, cioè quella di veder crescere i propri figli. Lo Stato finora non ha fatto granché, ancora non sappiamo né chi furono gli esecutori, né i mandanti dell’assassinio di mio marito. Noi però possiamo fare molto per combattere la mafia, partendo dalle piccole cose, evitando ogni forma di illegalità, per diventare cittadini che rispettano gli altri. E poi c’è la corruzione, l’altra faccia della stessa medaglia, di cui oggi si parla molto, ma se se ne parla è perché c’è tanta gente che la combatte. Mio marito non era un eroe, era un uomo che faceva il proprio dovere e la mafia lo ha ammazzato: ma se tutti facciamo il nostro dovere - ha concluso la signora Oliva - la mafia non ci può ammazzare tutti».

Nell’auditorium gli allievi delle terze classi si sono incontrati per fare il punto su un percorso progettuale proposto dal costituendo presidio di Libera Atripalda e articolatosi complessivamente in quattro incontri in cui, la sensibilità dei ragazzi responsabili degli interventi, ha saputo coinvolgerli e stimolarli su argomenti sempre affrontati scolasticamente, ma mai così fortemente sentiti. Molto eloquente il titolo del progetto: “…e tu da che parte stai?”. «Nel primo appuntamento - continuano i ragazzi del progetto “Masi News” - abbiamo conosciuto Francesco Iandolo, referente provinciale del coordinamento Libera Avellino e Fabio Giuliani, referente regionale di Libera Campania, abbiamo con loro e con gli organizzatori, condiviso la pianificazione dei successivi incontri che ci ha visto impegnati, in classe, nella conoscenza della vita delle sette vittime irpine. Successivamente abbiamo assistito al film “La mafia uccide sempre d’estate”. Tutti i nostri pensieri e le nostre riflessioni, scaturiti dal lavoro affrontato, sono confluiti in scritti e disegni. Noi, per concludere e per sottolineare “da che parte stiamo”, affidiamo ad un’espressione universalmente conosciuta il nostro sentire: “I have a dream…”, abbiamo un sogno che può diventare realtà, sconfiggere la mafia».

Particolarmente apprezzata è stata anche la presenza di Antonio Di Gisi e Luca Guido Salomone referenti della web radio “Cambia-Menti” che già, con singolari iniziative, stanno coinvolgendo un numero sempre maggiore di giovani e non più giovani su tematiche di interesse generale e locale. «La scuola non può che essere felice di avere occasioni di incontro col territorio per conoscere e farsi conoscere in modo che si possa avere sempre la cifra del lavoro e dell’approfondimento che i ragazzi svolgono nelle varie attività, da quelle più formalizzate a quelle più libere, tutte comunque finalizzate alla conquista di quelle competenze atte all’esercizio di un’autentica cittadinanza attiva» hanno concluso i ragazzi.