Avellino

Lo avreste detto? Il mercatone è diventato un museo. Improvvisato, affascinante, imprevedibile. Dopo 30 anni di nulla e degrado, i giovani avellinesi stanno tentando di dare nuova linfa e speranza a questo mostro di cemento.

Armati di colore, talento e ironia. Le crew di writers della provincia hanno visto in questo incubo architettonico l'opportunità di creare arte. Arte nella distruzione.

I loro murales sono ora l'unica nota positiva di questo fallimento in salsa avellinese.

Sono le undici e mezza quando mi addentro nel labirinto. Mi spinge la curiosità. E una buona dose di incoscienza. Mi addentro nella struttura, per me è sempre stata un mistero. Spesso inquietante. Cosa c’è lì dentro? Chi ci vive? Cosa fanno? Superato l’inrtrico di cancelli e piante mi ritrovo davanti una distesa di cemento e mattoni. Desolante, ma non mi aspettavo di certo un Grand Hotel.

I locali del primo piano ospitano barboni e senzatetto. Sono diventati appartamenti di fortuna, gli inquilini hanno lasciato i segni evidenti della loro presenza: zaini, coperte e scatole di cibo.

Salendo la rampa di scale arrivo al secondo piano. Da qui si può ammirare tutta la città. Quasi sembra un'altra dimensione, così diversa da questa massa di cemento in putrefazione. A terra ci sono solo i vetri rotti delle finestre e i resti degli ascensori depredati del rame durante gli anni.

Ma poco a poco i muri di cemento cominciano a prendere colore. Qui i writers della città hanno creato murales di ogni tipo. Hanno dato libero sfogo alla loro creatività. Alcuni sono opere d'arte, colorate ed elaborate. Altri rappresentano simboli satanici.

Tutte le mura degli ex negozi sono ora decorate con scritte come "Kurt Cobain è stato ucciso" o "Dostoevskij non è morto". Frasi saccenti e disegni particolari potrebbero sembrare la volgare e rozza espressione di qualche vandalo.

Eppure queste macchie colorate danno al mercatone una nuova vita. Inattesa: un cuore che batte in una grigia, vecchia e moribonda armatura.

Dopo aver vagato fra le stanze scendo all'ultimo piano. Anche qui al primo impatto vedo solo un cantiere abbandonato, ma camminando il paesaggio cambia: le mura spoglie sono ora delle gallerie dove le crew di writers hanno dato il via libera al loro talento. Forme e disegni sgargianti che stonano con le macerie e i materiali di costruzione abbandonati ovunque.

Teschi e angeli, tra le macerie e la polvere. I writers con la loro creatività hanno fatto rinascere, anche se solo in parte, questo mostro nascosto nel centro della città.

Magari proprio loro con un paio di bombolette spray potrebbero riqualificare le decine di costruzioni abbandonate in giro per la città. Se supportati questi giovani artisti potrebbero salvare il Mercatone, trasformarlo in altro. Far nascere fiori d'arte da quel letame di cemento.

Da storico monumento allo spreco a museo della libera e totale creatività. Lì dentro, come anche in altre parti grige, depresse e decadenti di una città che ha bisogno di colore, fantasia e arte. O no?

 

Lucia Sepe*

(Studentessa del corso di giornalismo il "Vivaio di Ottopagine", organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro)