Tanti adolescenti praticano sport. Ma non sempre nella città dove si vive è possibile fare quello che più appassiona.
Ve le assicuro. Capita anche a me.
Mi chiamo Alessandra, ho 17 anni, pratico danze standard e dopo le intense mattinate trascorse a scuola mi tocca affrontare, quasi ogni giorno, un viaggio in macchina o in pullman fino a Caserta.
Tempo da perdere? No, non ne ho. Per niente. Andata e ritorno verso Caserta mi servono per poter portare avanti la mia passione, il ballo.
«Ce ne sono tante di scuole di ballo ad Avellino», potrebbero dire le mamme di bambine e ragazze. Sì, è vero, ma di quali scuola stiamo parlando? Quale disciplina insegnano? Non pratico né danza classica, né latino americano: le più diffuse. Ma ballo di coppia.
È una passione nata quando avevo 8 anni, spinta dal ritmo della musica e dalle amiche di scuola. Tutto è iniziato per gioco. Ho cominciato a disputare competizioni fin da piccola. Ed è stato allora che mi si è aperto un mondo.
In competizione ero affascinata da vestiti, colori, paillettes, brillantini e dall'atmosfera adrenalinica che coinvolgeva tutti. Avevo però poche informazioni, ero troppo piccola per questo mondo e così per alcuni anni ho continuato con le mie amiche.
Crescendo mi sono ritrovata a gareggiare in diverse zone della Campania. Durante una gara rimasi colpita da una nuova disciplina. Nuova per me: le danze standard.
Iniziai a seguirle sui social vari ballerini. Prendevo sempre più informazioni. Ero curiosa. Anzi, più che curiosa.
Ho chiesto aiuto ai miei insegnanti. Subito mi hanno messo in guardia: la strada è tutta in salita!
Primo passo: trovare un partner, cosa molto difficile e lontana dalle aspettative per i ragazzi della mia zona. Dopo vari tentativi, superando le battute – quelle non mancano mai - e le porte chiuse in faccia, l'ho trovato. Step superato.
Seconda fase: l'allenamento. Tutto sembra andare per il meglio. Il mio partner vive in provincia e trovare il punto d'incontro non è stato difficile. Dal lunedì al venerdì tutti i pomeriggi dalle 15 alle 18. Si ballava nel garage della mia insegnante per arrivare sempre più velocemente a un livello ottimo per una competizione. Iniziavo a sentire dolori alla schiena, trovavo lividi sulle gambe. Segni evidenti che stavo lavorando sul mio corpo. Duramente e per ottenere quello che desideravo. A dire il vero di quei dolori, di quei lividi andavo fiera.
Sono passati tre mesi ed ecco una data per noi importante. Vestito pronto, scarpe lucide, acconciatura così tirata da far venire il mal di testa. Così tirata da costringermi a rimanere immobile in auto. Una specie di effetto lifting incorporato. Trucco perfetto, naturalmente.
La pista ci attendeva e l'ansia ci divorava dentro. Da lì in poi ogni mese un appuntamento fisso. Risultato? Una collezione di medaglie e trofei. Mi alzavo alle 5 del mattino per essere impeccabile in pista.
Preferisco risparmiare per un paio di scarpe da ballo piuttosto che avere tra le mani l’ultimo modello di cellulare. Nell’armadio ho più vestiti da allenamento che abiti normali. Oltre che alle mie migliori amiche faccio affidamento alla lacca, autoabbronzanti, strass e adrenalina.
Mancava solo una tappa per concludere l'anno: Rimini, e il campionato italiano.
Era troppo lontano da noi, un miraggio. Ma non ci siamo persi d'animo, allenamenti, piaghe e verruche non ci hanno frenati. E così due anni dopo, nel luglio del 2016 siamo arrivati al finalmente al traguardo.
Adrenalina a mille, due giorni intensi per me e la mia famiglia. Non c'era il tempo per visitare la città. Tutto si concentrava nei padiglioni di Rimini Fiera.
Il responso non è stato dei migliori. Ma era un risultato accettabile per essere una prima volta. Non è sempre tutto rose e fiori. Vi risparmio i pianti, e anche la cronaca di tutte le volte in cui mi sono sentita scoraggiata. Semplicemente capita. Fa parte del gioco.
La mia vita sociale era diventata quasi inesistente. Dei sabati e delle domeniche non ne vedevo l’ombra. Per me erano giorni di competizioni o di studio intenso.
L'estate scorsa è stata ricca di decisioni. Per motivi personali ho dovuto cambiare partner e ricominciare così tutto il giro. E qui inizia il nuovo anno agonistico. Un altro partner in zona non c'è e con l'anno nuovo c'è di mezzo anche la maturità. Devo impegnarmi sempre di più. Non posso lasciare indietro lo studio. La cultura è parte fondamentale di una persona ed essere ballerina non significa vivere in un mondo fatto solo di abiti e brillantini. I miei genitori vogliono il meglio per me. Non posso e non voglio deluderli, né sul piano scolastico né in quello sportivo. D'altronde sono i primi che si sacrificano per me. Gli impegni raddoppiano.
Grazie ai miei maestri a settembre ho conosciuto il mio attuale partner. Nuova categoria, nuova palestra, nuove gare da affrontare e soprattutto punto cruciale nuova zona. Caserta. La posta in gioco è più alta, le gare sono a livello nazionale, gli avversari sempre più agguerriti, stage mensili con professionisti italiani e stranieri. Allenamenti costanti: 4 ore al giorno e sacrifici personali ed economici sempre più duri. Entro in palestra con la luce del giorno ed esco a notte inoltrata. Con la schiena e le caviglie doloranti.
Tutti si aspettano risultati positivi da me e così mi ritrovo a studiare capitoli arretrati per la maturità alle 23 mentre ceno. Mentre cerco di alleviare il dolore ai piedi distrutti. Ma in fondo cosa mi interessa dei miei brutti piedi sanguinanti e della costante cervicale. Ho tutto ciò che mi rende felice.
Il ballo, la scuola e la famiglia. Tutto è importante, tutto deve essere curato e mai lasciato indietro.
Spesso mi chiedono: «Ma come fai?». Oppure: «Chi te lo fa fare a rinunciare ad una vita normale per la danza?». E infine: «Non ti porterà da nessuna parte». Rispondo che amo la danza e che dietro a quello che si vede in pista ci sono sacrifici e determinazione. Sono capace di affrontare tutto. E ne vado fiera.
La passione mi rende imbattibile. L’emozione che provo entrando in pista, sotto i riflettori, mentre ballo mostrando il meglio di me mi fa stare bene. Mi fa sentire viva. Con il cuore stracolmo di soddisfazioni.
Per me la danza è vita.
Alessandra Testa*
(Studentessa del corso di giornalismo il "Vivaio di Ottopagine", organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro)