Salerno

Alessandro Del Grosso ha giocato con le maglie di Salernitana e Bari, rivelandosi uno dei migliori esterni difensivi che le due squadre abbiano avuto in rosa nel corso degli ultimi 15-20 anni. Abbiamo intervistato l'attuale allenatore dell'Agnonese in vista della partita che si disputerà sabato al San Nicola.

Come mai andasti a Bari dopo la retrocessione dalla A alla B con la Salernitana?

"Ero in scadenza di contratto, ma chiesi alla società granata di restare a Salerno, anche con un compenso inferiore rispetto a quello percepito in precedenza. La società, nella figura del ds Pavone, mi disse che aveva necessità di monetizzare e fui ceduto al Bari per una cifra vicina al miliardo di lire. Il club pugliese mi cercò particolarmente in quando andai a sostituire Zambrotta, ceduto alla Juve. L'allora mister Fascetti caldeggiò il mio acquisto, avendomi visionato quando giocavo a Salerno".

Che ricordo hai dei trascorsi con la maglia dei galletti?

"Facemmo due bei campionati. Specialmente durante la prima annata riuscimmo a centrare la salvezza con sei giornate di anticipo. Ricordo con particolare emozione la gara in cui Cassano segnò contro l'Inter. Personalmente ritengo che gran parte della sua crescita iniziale sia dovuta a Fascetti. Si vedeva che era un fenomeno e mi dispiace che oggi sia fuori rosa alla Sampdoria. È un ragazzo eccezionale e spontaneo: questa sua ultima qualità lo ha penalizzato un po'. Ricordo quando una volta mi fece adirare nello spogliatoio e, per evitare di colpirlo in faccia, mi feci male alla mano. Gli volevo bene e gliene voglio tuttora".

Salerno cosa ha rappresentato per te?

"Ho avuto una crescita esponenziale, imparando tanto dal punto di vista umano e sportivo. Sono rimasto in contatto con Di Vaio, Fusco, Gattuso, Balli e Tosto. Ricordo con particolare affetto tutte le gare giocate con la maglia granata, specialmente quelle disputate in serie A. Anche quando militavo a Bari il pensiero era sempre alla vostra città: tant'è vero che feci di tutto per tornare quando venne Zeman ad allenare".

Quali sono stati i calciatori più difficili da marcare nella tua carriera?

"Rui Costa, Baggio e Zidane fra i trequartisti, mentre Lentini era uno di quelli capaci di farti ammattire sulla fascia perchè, pur sapendo quale finta avrebbe fatto, ugualmente non saresti riuscito a marcarlo".

Come mai non riusciste a salvarvi?

"Personalmente ritengo che ci furono risultati anomali nelle ultime giornate i quali, abbinati a direzioni arbitrali discutibili, ci condannarono, nonostante non meritassimo di retrocedere".

Come nacque nella tua testa l'idea di scagliare quel tiro che ti permise di fare gol al Milan?

"Già nelle gare precedenti, contro Roma e Bologna, provai il jolly da fuori area e presi i montanti della porta. Quel giorno mi ripromisi che, qualora avessi avuto l'occasione per tirare, lo avrei fatto e mi andò bene".

Cosa ci dici del Bari e della Salernitana di oggi?

"Sono due compagini con organici di tutto rispetto. Personalmente ritengo che abbiano le possibilità per risollevarsi. Non vorrei che alcune prestazioni di qualche giocatore siano influenzati dal mercato incombente. Bisogna onorare la maglia che si indossa: il pubblico apprezza chi lo fa".

Come sta andando la sua esperienza da mister dell'Agnonese?

"Siamo terzi-quarti nonostante sia stata allestita una squadra per non retrocedere, composta prevalentemente da giovani. I miei atleti sono prima uomini veri e poi bravi professionisti. Sono soddisfatto finora".

Corrado Barbarisi