Salerno

"Marchio, colore e denominazione" cantavano una domenica sì e l'altra pure i 3-4mila innamorati a prescindere che decisero di dare fiducia alla nuova società sposando il progetto targato Salerno Calcio. Tra questi c'erano moltissimi giovani, ragazzi che invocavano una "storia" che probabilmente non conoscono se non attraverso i racconti di nonni e genitori. Già, la storia. Salerno, per antonomasia, è una delle città che ama di più la prima realtà calcistica cittadina in nome di un profondo senso di appartenenza "che si tramanda di padre in figlio" ormai dal 1919 ad oggi, quando Sua Maestà iniziava a muovere i primi passi nel mondo del calcio. Proprio per questo, serate come quella di ieri aiutano tutti ad innamorarsi ancora di più, a riflettere su ciò che la Salernitana rappresenta per ogni signolo cittadino, per quella provincia che macina chilometri a sostegno di una fede, per tante persone che non ci sono più e che, di questa storia, sono e sempre saranno parte integrante. 

Merito a Pietro Nardiello che, da scrittore qualificato e grande tifoso granata, ha inteso esaltare non la splendida cavalcata targata Rossi nè i successi del Vestuti, ma un lustro sinonimo di rinascita che ha visto la Salernitana partire dal nulla e ritrovarsi in cadetteria a suon di vittorie, trionfi e record infranti in serie. Sminuire quanto fatto da Lotito e Mezzaroma significa non conoscere e non rispettare la tanto decantata storia granata, una storia condita da fallimenti, da società ballerine, da decenni e decenni di serie C e da retrocessioni amare sfociate in tragedie molto più significative di una semplice partita di calcio. Ben vengano, dunque, convegni come quello di ieri: al Polo Nautico di Pastena, infatti, si sono ritrovati addetti ai lavori, tifosi coi capelli bianchi, giovanissimi, donne, famiglie e tutti coloro che hanno a cuore le sorti della Salernitana. Due ore e mezza all'insegna di aneddoti, racconti ed emozioni, abbinate alla presentazione del libro "Salernitana 19:19, dalla D alla B alzando le coppe" che sta riscuotendo notevole successo.

"Ogni salernitano lega inevitabilmente un momento della propria vita alla nostra squadra del cuore" dice un tifoso presente in sala con un pizzico di commozione, altri ricordano che "la Salernitana è sempre stata il fiore all'occhiello della nostra città, chi pensa che sia solo una squadra di calcio pecca di ignoranza. La Salernitana è amicizia, aggregazione, beneficenza, cultura, spettacolo, economia, famiglia, lavoro: quanti di noi hanno conosciuto sugli spalti per puro caso la moglie, la fidanzata o l'amico del cuore, magari abbracciandosi dopo un gol di Di Vaio, Di Michele, Di Napoli o Pisano?". Quando si parla di Salernitana, un convegno potrebbe durare giorni, forse settimane. Si parte da un argomento e ci si ritrova a ripercorrere tutte le fasi salienti della quasi secolare avventura del cavalluccio: dall'epoca Delio Rossi al fallimento targato Aliberti passando per quel maledetto campionato di serie A, il Vianema, i gol di Calil, le contestazioni a Lagonegro, la bomba carta, il derby col Napoli, Lazzaro al 94', il ritiro di Fiuggi, le maglie blu e rosse e la spaccatura tra "inceppati" e "salernocalcisti". 

Ad impreziosire una serata emozionante come poche sono stati anche i giornalisti Corrado Barbarisi (impeccabile in veste di moderatore) e Mirko Cantarella che, con grande competenza, ha affermato quanto segue: "La Salernitana è parte di ognuno di noi, è nel nostro DNA. Quella maglia granata con il cavalluccio sul petto ha unito ed unisce generazioni diverse, ha rappresentato e rappresenta per noi un'emozione difficilmente spiegabile a parole. Ricordo ancora le trasferte di Boville e Selargius, i viaggi in quei paesi sconosciuti, ma anche il volto dei tifosi della Roma quando videro i 20mila salernitani accomodarsi in curva Nord. Non abbiamo mai vinto scudetti nè abbiamo lottato per le coppe europee, ma abbiamo scritto indubbiamente pagine importantissime della storia del calcio e siamo fieri ed orgogliosi di essere salernitani e tifosi della Salernitana". 

Parola anche all'autore del libro Pietro Nardiello: "Ognuno di noi ha motivi di preoccupazione nella quotidianità: siamo stressati per i ritmi della vita, per problemi lavorativi o di salute, litighiamo per l'orientamento politico o religioso. Ma quando la Salernitana segna, sembra che per un secondo tutto vada in secondo piano e si torna ad essere felici: basta un gol di Coda al 92' per ritrovare il sorriso, per affrontare la giornata in modo diverso. Questa piazza è in credito con la fortuna, non ci siamo mai potuti godere niente: per questo vogliamo andare in A, per questo vogliamo sognare e confrontarci con piazze di livello superiore. Dall'Eccellenza a San Siro, sia questo il nostro percorso: onore a Lotito e Mezzaroma per il miracolo che hanno fatto, guai a sottovalutare quelle coppe che, con orgoglio, abbiamo alzato al cielo in uno stadio in festa. Presto torneremo dove meritiamo". 

Una serata, dunque, dalle forti emozioni, connubio tra storia, ricordo, passione e aneddoti. Per acuire il senso di appartenenza di tutti e conquistare le nuove generazioni è fondamentale creare eventi del genere che meriterebbero ben altra partecipazione da parte di tifosi, addetti ai lavori e organi di informazione. Per vincere e andare in A è fondamentale la crescita di tutte le componenti: si parta da ieri sera per costruire un grande progetto incentrato sulla storia della Salernitana, girando per le scuole, per le scuole calcio e per la provincia. Bastava guardare negli occhi chi era presente ieri per capire quanto amore abbia questa città nei confronti del cavalluccio marino...

Gaetano Ferraiuolo