di Andrea Fantucchio
Un irpino nella saga dei vampiri più famosi degli anni duemila: quella di Twilight che grazie ai libri, e sopratutto alle produzioni cinematografiche, ha raccolto milioni di fan in tutto il mondo.
Eppure, ne siamo certi, anche fra gli appassionati più accaniti si contano sulle dita di una mano quelli che conoscono Francesco Solimena, pittore originario di Canale di Serino che nella saga letteraria nata dal genio di Stephenie Meyer è anche l'autore di numerosi ritratti dei Volturi.
La famiglia di antichissimi vampiri di Firenze che negli episodi della saga finiscono per scontrarsi con i Cullen.
Secondo la scrittrice di Twilight proprio Solimena si lasciò incantare dal profilo di Aro, Marcus e Caio, nonché dallo stesso Carlise Cullen, raffigurandoli come dei in numerosi quadri. E i Volturi scelgono Solimena come loro pittore personale.
La figura del pittore irpino si intreccia con quella del patriarca della famiglia Cullen. Proprio Carlise, un personaggio estremamente controverso. Nato a Londra, nella seconda metà del 1600 da una famiglia che combatteva strenuamente le streghe e i vampiri.
La famiglia Cullen aveva finito per bruciare tanti innocenti nonostante Carlise disprezzasse l'uso della violenza. Trasformato poi in vampiro si era imposto di non bere sangue umano. Ed era diventato esperto di medicina e arte.
Apprezzava molto le opere italiane e anche quelle dello stesso Solimena, pittore e architetto chiamato a suo tempo nelle più grande corti europee. Non solo a Firenze dove si intratteneva, come dicevamo, con i Volturi e lo stesso Carlise.
Il caso di Solimento richiama quello di un altro irpino che ha stregato Hollywood: il principe Carlo Gesualdo finito nel colossal cinematografico True Story. Come per Solimena, anche Gesualdo è vittima del virus del Nemo propheta in patria. Nonostante il grande schermo.
Un peccato capitale. Intorno a simili storie infatti si potrebbe ipotizzare un tipo di turismo differente orientato alla storia e alla cultura nonché alle leggende. Mentre adesso continuiamo soltanto a recriminare e a stupirci quando un nomi della storia irpina, come quello di Solimena, spunta in qualche colossal da tutto esaurito al botteghino.