di Marco Festa
Se parlate a un tifoso dell'Avellino del derby vi risponderà con orgoglio che è uno solo: Napoli – Avellino. Quello dei miti indelebili, dei magici anni della Serie A. Ma pure Avellino – Benevento di precedenti lontani ne ha. Eccome. È una sfida, in senso lettarale, dal sapore antico. Dal gusto di liquore Strega ed Anthemis. La storia la conoscono in tanti, ma forse non tutti. Sì, perché l'Avellino deve la tinta della propria maglia proprio a un datato episodio occorso in occasione di un match contro i sanniti: correva il 23 febbraio 1947 quando l’Avellino scese in campo contro il Benevento, uniche campane inserite nel girone B dell'allora Serie C della Lega Sud, con una maglia verde, poi mai più cambiata. Il motivo? Semplice. Leggenda vuole che il tutto nacque da uno scambio di vedute circa la dolcezza dei liquori prodotti nelle rispettive zone d'appartenenza. Nei giorni precedenti alla partita c’era stato un botta e risposta a distanza tra le opposte tifoserie, mai amiche: gli avellinesi tessevano le lodi dell’Anthemis, prodotto dai padri Benedettini di Montevergine, per l'appunto di colore verde, mentre i beneventani replicavano esaltando le qualità dello Strega, di colore giallo. E allora si decise di affrontarsi indossando maglie con i caratteri cromatici di quei liquori: in casa irpina non sarebbero stati più abbandonati. Per la cronaca vinse il Benevento: 1-0. Ma l'evento fu epocale, risultato a parte. E questo pomeriggio, nel corso di un evento organizzato presso una nota azienda dolciaria, a Monteforte, capitan D'Angelo è stato invitato a rispolverare la leggenda, a pochi giorni da un nuovo testa a testa, posando con gli incuriositi compagni di squadra al seguito, proprio con una simbolica bottiglia di Anthemis tra le mani. Ma è già tempo di chiudere il libro dei ricordi. Sabato si tornerà alla stretta attualità: oggi Novellino ha lavorato a porte chiuse. Lasik, Jidayi e Belloni sono in rampa di lancio per una maglia da titolare. È il momento di scrivere una nuova pagina di una rivalità sportiva che affonda le sue radici nel dopoguerra. Con sfumature, si augurano i tifosi del lupo, del liquore nostrano.