di Andrea Fantucchio
«Da dieci anni vengo ad Avellino a dipingere scene sacre al corso. Anche in estate. Ma sono Madonnaro da prima. Da sempre.». Pasquale Scognamiglio, 38 anni, di San Gregorio Armeno dove attualmente vive. Ha frequentato l'accademia delle Belle Arti di Napoli. (Clicca sulla foto di copertina per guardare il video)
Ma è in primo luogo studente di strada e di vita dove ha perfezionato e perfeziona attualmente la sua arte. La sua sola ragione di vita. Anche ora sta dipingendo.
Lo incontriamo poco distante dal Convitto di Avellino. Sta realizzando un'altra delle sue opere che potete ammirare scendendo in strada. Se riuscite a sfuggire ai controlli dei blocchi stradali, si intende. Se invece preferite non correre rischi restando a casa, vi mostriamo tutto noi.
Nel nostro tour ci siamo imbattuti in Pasquale e nella sua storia. Letteralmente.
«Giro tutt'Italia – ci racconta Pasquale, ancora accovacciato sulla sua Madonna che prende vita – dipingendo scene sacre in strada. Quello che adoro di quest'arte è la possibilità di essere sempre fra la gente e di raccogliere subito la loro opinione. Vedi centinaia di visi avvicinarsi. Ogni spettatore ha la sua storia. C'è quello attento, il distratto che però ti regala ugualmente parte del suo tempo, il matto totale. Indispensabile anche lui. Dopotutto ci vuole una buona dose di follia anche per fare il mio mestiere».
A giudicare dalle persone che ci sono intorno, il suo mestiere Pasquale lo sa fare bene e come.
«Questo ragazzo è straordinario». Un anziano riassume il pensiero di tutti.
Un mestiere, quello del madonnaro, che ha portato Pasquale a girare l'Italia. E ogni regione ha le sue preferenze: «La Madonna e le scene sacre relative alla natività sono tipiche del Sud Italia. A Firenze, per esempio, riscuotono più successo le scene di battaglie a cavallo. Mentre a Roma il pubblico apprezza la riproposizione di artisti immortali come Caravaggio».
L'obiettivo di Pasquale è ambizioso sopratutto in un'epoca come questa dove non ci si ferma neppure un momento: « Voglio codificare attraverso l'arte le figure narrate nei testi sacri. E permettere a chi guarda le mie opere di arrivare al cuore del messaggio biblico. Andare oltre il convenzionale, insomma. Innescare un processo di scoperta continua e costante partendo dalle sacre scritture. Attraverso un arte essenziale che non può essere comprata perché appartiene già a tutti. Come puoi vedere tu stesso».
Un lavoro fatto di umiltà ma anche di grande dignità: «Mi fanno ridere quelli che si avvicinano e vogliono commissionarti un'opera. Magari scambiandola con una cena. Credono che io sia un disperato. Ma non gliene faccio una colpa. Sono invece ricchissimo: posso fare quello che amo. E la mia arte è a disposizione di tutti. Viaggiare liberamente senza il giogo del sistema, come i vincoli imposti dal denaro e dalle banche. Dipendendo solo da me stesso e dalla mia arte con tutte le gioie e i dolori che questa scelta comporta».
«Certo – conclude – non è sempre facile vivere in questo modo. Ma esistere facendo quello che si ama non ha prezzo. Dovrebbe essere la normalità e invece è merce rara. Rappresenta, a mio avviso, l'unica vita davvero autentica».