«Ero diventata una sottomessa, non mi riconoscevo più.»
Inizia così il racconto di Elena. Ha 27 anni, è avellinese, ma vive a Roma. Laureata da poco in giurisprudenza, ama gli animali, è una delle prime ballerine nella sua scuola di danza classica.
Una vita che sembra perfetta, piena di soddisfazioni. Ma non è tutto oro quello che luccica. Elena ha un passato che pochi conoscono. Un passato che la tormenta. Anche oggi.
Agosto 2006. Elena frequenta il quarto anno del liceo linguistico nella sua città e la sua materia preferita è lo spagnolo. «Studiavo solo quella lingua, non aprivo gli altri libri.” Insomma, non era una studentessa modello. Ma le andava bene così.
Il fine settimana andava a ballare con le sue amiche e faceva sempre le ore piccole. Se ne fregava delle urla del padre quando tornava a casa ubriaca. Era la sua vita e decideva lei e solo lei cosa fare.
Fu in questo periodo che si innamorò per la prima volta.
«C’erano stati dei ragazzi prima di lui, ma niente di così travolgente - confessa - è stato un colpo di fulmine.»
Claudio aveva 20 anni. Lavorava nell’autofficina di suo padre da due anni. Alto, moro e occhi azzurri. Un sorriso così seducente da rapire il cuore di Elena. Era bellissimo per lei.
Si conobbero a una festa e i modi gentili del ragazzo le fecero perdere la testa. Le prime settimane furono le migliori.
«Mi riempiva di complimenti e ogni sabato mi comprava le rose - afferma -: per una romantica come me era impossibile non innamorarmi di un principe come lui».
Ebbene si. Lo considerava un principe azzurro pronto a qualsiasi cosa per lei. Anche i genitori di Elena lo amavano. Credevano che la loro figlia fosse al sicuro. Aveva ammaliato tutti con le sue galanterie.
«Una mattina non la dimenticherò mai. Mi alzai per andare alla fermata del bus e trovai sul muro di fronte casa un murales con un mio ritratto - dice con malinconia Elena -. Ammetto che quando lo vidi mi misi a piangere di felicità. Non sapevo si potesse amare una persona così tanto».
I primi cinque mesi andarono così. Un fidanzato perfetto che la stupiva giorno per giorno. Nessun problema e nessuna discussione. Tutto rose e fiori. Ma stava per arrivare la tempesta.
Gennaio 2007. Era una domenica come tante altre. Elena e Claudio nel salotto di lui a guardare un film. «Era una sera come altre, ero molto rilassata e a mio agio - spiega -. A un certo punto mi alzo dal divano e faccio cadere la birra sul suo pantalone nuovo della Levi’s».
La sua faccia cambiò. I suoi occhi cambiarono. Lei cercò di scusarsi. Invano. Lui si alza e le dà una spinta così forte da farla cadere per terra. «Questo jeans vale più di te!” Urlò Claudio.
Terrore. Paura. Elena non riconosceva il ragazzo di fronte a lei. Ma era solo una piccola spinta pensò lei. Non potrebbe farle davvero del male. Si sbagliava.
Da quel giorno iniziò l’incubo. «All'inizio mi dava uno schiaffo e poi chiedeva scusa dicendo di amarmi - confessa lei -. Si infuriava per cose futili e io non capivo perché».
Passava il tempo e gli schiaffi diventarono calci e pugni. La colpiva finché non aveva più forze. Elena stramazzava al suolo e si convinceva che lo facesse per amore. Addirittura arrivò a colpevolizzarsi per i suoi sbagli o a cercare la sua approvazione per tutto.
Tutti i giorni era attenta a non commettere errori. Non voleva farlo arrabbiare.
«Mi rendevo conto che ero diventata una sottomessa ma lo amavo non riuscivo a lasciarlo.» Era una debole Elena, non aveva le forze per troncare il rapporto.
«Una volta ero in classe e la mia compagna di banco si accorse che avevo dei lividi sull’avambraccio. Mentii dicendo che ero caduta dalle scale di casa, ma lei non ci credette. Chiamò mia madre e raccontò ciò che aveva visto».
Continua con le lacrime agli occhi: «Claudio mi picchiò ancora nel pomeriggio». Il motivo? Era stata scoperta dalla madre e questo era inaccettabile: doveva rimanere un segreto.
Maggio 2007. Fu la sorella Jessica a convincerla a lasciarlo. «Mi face capire che stavo andando incontro alla morte ma io volevo ancora vivere a lungo». Lui non la prese bene. Andò sotto casa sua sbraitando e chiamandola puttana.
«Se non scendi, ti vengo a prendere io e non so se ti conviene!» Era solo una delle sue minacce. Ma stavolta Elena volle essere forte. «Io invece chiamo i carabinieri e non so quanto convenga a te!»
Da quel giorno di maggio, Elena non ha più visto Claudio. Ma questa sua storia l’ha cambiata. «Purtroppo a oggi non riesco più a fidarmi di un uomo. Li vedo tutti uguali a lui.» Ne è passato di tempo, ma questi ricordi rimarranno con lei per sempre.
«Mi rivolgo a tutte le donne vittime di violenza dai loro fidanzati, mariti, compagni: diffidate della perfezione perché è dietro la perfezione che si nascondono i mostri.» Poi si ferma, si guarda le mani. E smette di parlare. «Basta così».
Alessia Dello Iacono
(studentessa del Vivaio di Ottopagine, il corso di giornalismo multimediale organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola lavoro)