di Siep
Trecentomila euro di acquisti con le carte di credito intestate ad ignari cittadini. Sgominata la banda delle carte di credito con un blitz effettuato questa notte tra Campania e Lazio i Carabinieri di Napoli hanno sgominato un’associazione per delinquere dedita alla clonazione di carte di credito trafugate in centri di smistamento postale del capoluogo campano (durante il tragitto per la spedizione a casa dei titolari) e poi clonate e abbinate a documenti falsi per “l’acquisto” di costosissimi smartphone di ultima generazione in Campania, Lazio ed Emilia Romagna.
La banda era composta da 15 persone, tra le quali 2 impiegati delle Poste Italiane (estranee alla vicenda e che hanno collaborato alle indagini) e 2 dipendenti del Comune di Napoli (anch’esso estraneo e che ha fornito il necessario supporto).
Oltre ai 4 impiegati i militari dell’Arma hanno individuato e assicurato alla Giustizia i 2 capi del gruppo, gli unici ad avere contatti con i “referenti” alle Poste e al Comune, l’esperto che clonava le carte e contraffaceva o falsificava documenti, 7 malfattori che andavano a fare acquisti e il ricettatore, che piazzava sul mercato gli smartphone a prezzi quasi uguali a quelli di mercato, facendo intravedere “l’affare” agli acquirenti. Ancora una volta un grande aiuto alle indagini è venuto da sistemi di videosorveglianza di negozi e centri commerciali e dalle telecamere che gli inquirenti avevano nascosto negli uffici del comune.
Riprese inequivocabili immortalano i dipendenti comunali mentre consegnano ai malfattori -a pagamento- i dati sensibili dei titolari delle carte di credito trafugate, ricevendo denaro, e gli appartenenti al gruppo che vanno a fare acquisti con le card clonate.
I reati contestati sono associazione a delinquere, indebito utilizzo di carte di credito, accesso abusivo a sistemi informatici, falso, peculato, sostituzione di persona e rivelazione di segreto d’ufficio.
Tutti e quattro i dipendenti di Comune e Poste Italiane sono stati sospesi dal servizio. Quattro dei quindici indagati sono in carcere, mentre per altri sette prevista la misura dei domiciliari.