«Era il 17 marzo di un pomeriggio come gli altri, avevo finito di studiare. Ero stanca e decisi di stendermi sul divano e accendere la tv. Quel giorno iniziai a capire cosa mi stesse accadendo». Eleonora è seduta nel luminoso salone di casa. Proprio dove è è iniziato tutto.
E' una ragazza bella, solare e divertente. I genitori sono ospitali e rilassati. Nessuna aria pesante. Nessuna ansia evidente. Quell'ansia anche taciuta che si respira dove vive una persona che ha problemi. Lì era tutto normale. Proprio come la vita di Eleonora. Una vita senza disturbi.
Ma non è proprio così.
«Avevo 15 anni quando ebbi per la prima volta questa strana cosa. Mi si è offuscata la vista. Per almeno due minuti. Poi tutto è tornato normale. Come se nulla fosse successo. Non sapevo cosa mi stava accadendo. In quel momento pensavo si trattasse di stanchezza. E così – con questa consapevolezza - ci passai su. Continuai a fare le stesse conse di sempre. Nei giorni successivi mi dimenticai di quell’episodio. L’avevo rimosso. Erano stati due minuti quasi “invisibili”.
Ma accadde di nuovo. Dopo cinque giorni la mia vista si offuscò per qualche minuto. Vedevo tutto ciò che mi circondava sbiadito, con un tono giallastro. Poi nuovamente tutto normale. Questa volta mi spaventai. Mi era già successo, avevo paura. Non sapevo di cosa si trattasse e non ne avevo mai sentito parlare».
«Eleonora – racconta sua madre - è una ragazza appassionata di medicina. In particolare di malattie insolite. Passa spesso del tempo a vedere programmi televisivi che riguardano la medicina, le malattie rare e le innovazioni farmaceutiche. Tutto questo non mi preoccupa. Potrebbe essere l’inizio della sua carriera dopo il liceo. È una sua passione, non c’è nulla di male, ma ammetto che da mamma sono anche un po’ impressionata da quello che le piace».
Istinto da mamma. Ci lascia poco dopo da sole.
Dopo aver sorriso alla madre,d’un tratto Eleonora inizia ad incupirsi. Lascia scivolare le mani lungo le gambe. Le sfrega avanti e indietro.
«Dopo quell’episodio non ce ne furono altri per molto tempo. Me ne dimenticai. Non ci pensavo, non mi interessava. Nessuna scena del genere per un mese e mezzo all’incirca. Una mattina, a scuola, per la terza volta lo stesso disagio. Quella volta però c’era qualcosa in più. Vedevo dei puntini. Nella mia mente li ho subito paragonati ad insetti. Ronzavano all’impazzata ovunque mi girassi. Erano lì sempre presenti. Non erano ben definiti. Erano tanti, troppi. Si sovrapponevano a oggetti e persone che erano al mio fianco. Mi sentivo incapace di mandarli via. Sbattevo la palpebre per far finire quella mia visione. Come sempre dopo pochi minuti tutto finì. Chiudevo e riaprivo gli occhi. I miei compagni di classe non si accorsero di nulla. Ero rimasta ferma. Seduta e composta dietro il mio banco. Chiesi alla prof di uscire dalla classe per prendere una boccata d’aria. Realizzai di stare bene fisicamente. Non avevo né caldo, né freddo. Andai in ambulatorio per farmi misurare la febbre e la pressione. Nulla di strano. I valori rientravano nella norma. Stavo bene. Ritornai in classe».
Mi racconta questo episodio con aria spaventata. Fissa un punto preciso del tavolo scuro sul quale siamo appoggiate. Sembra quasi stia rivivendo quei minuti che l’avevano scossa.
«Credo che tu ora voglia sapere di cosa si tratti vero?»
Me lo chiede con un tono improvvisamente ironico.
«Ero scioccata. Quella volta per me fu decisiva. Decisi di navigare in internet alla ricerca di questi sintomi. Non trovai nulla. Decisi di non raccontare nulla ai miei genitori. Non mi avrebbero creduta. Ne ero certa.
La cosa che più mi incuriosiva era perché mi succedeva solo in alcuni giorni, con una distanza non precisa tra loro e a qualsiasi orario. Cercavo di analizzare il mio stato d’animo in quei momenti. Non ero stressata. Non ero preoccupata per la scuola. Neppure per il rapporto di amicizia con le ragazze che frequento. Non capivo. Non avevo un punto di partenza, un’idea da dove iniziare. Nessuno a cui chiedere. Nei programmi televisivi non avevo mai sentito parlare di una cosa del genere. Le definivo visioni nella mia testa, ma non sapevo se fossero tali. La mia era una malattia rara.
Un giorno dopo aver pranzato e studiato mi buttai stremata dalla stanchezza sul divano di casa, accesi la tv e iniziai a guardare su Real Time il programma Malattie imbarazzanti. Ero talmente fiacca che gli occhi mi si chiudevano da soli. Quasi mi addormentai con il sottofondo della televisione che mi ronzava in testa. I miei occhi si socchiusero. D’un tratto la mia attenzione fu catturata dalla voce di una donna di mezz’età. Raccontava in tv di avere i miei stessi sintomi. Saltai dal divano e mi incantai incredula davanti al televisore. Non volevo crederci, alzai il volume. Quella donna era come me. Stava raccontando quello che avevo vissuto io. Anche nei dettagli. Ascoltai quindi con ansia e timore il resto del programma. Il referto dei medici non era del tutto negativo. Si trattava solo di una leggera malformazione di un nervo ottico. Mi rassicurai. Ma continuavo ad aspettare la fine della trasmissione. Continuavo a pormi domande senza risposta. ‘Perché è venuto fuori solo adesso e non fin da bambina? ‘. A pochi minuti dalla fine del programma la donna si recò da uno specialista. Il referto del medico escludeva problemi al nervo ottico. L’ansia mi stava divorando. Avevo paura di sentire quelle parole. Ero curiosa, ma allo stesso tempo terrorizzata. Volevo porre fine a quelle mie domande. Dovevo trovare una risposta.
Dopo uno sproloquio di quel dottore, e l'esclusione di una eventuale assunzione di droghe, arrivò la diagnosi: allucinazioni.
Aspettai la fine del programma e decisi di spegnere la televisione. Immobile, senza batter ciglia dissi fra me e me: ‘Ho le allucinazioni’. Ero paralizzata. Apatica. Non sapevo cosa pensare, non sapevo se fidarmi o meno di quello che avevo visto in tv. Ho deciso di non recarmi da un specialista. Non volevo e non voglio tuttora saperne di più. Tralasciando quei due minuti di disagio ai quali ora mi sono abituata sto bene. Convivo con le mie allucinazioni sporadiche.»
Eleonora non ha più paura. Le allucinazioni fanno parte di lei. Convivono nel fondo di se stessa, nella sua parte più nascosta. Restano un mistero con il quale ha scelto di non fare i conti. Ma solo di accettarle. Per sempre…
Testa Alessandra
(studentessa Vivaio di Ottopagine, il corso di giornalismo multimediale, organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro)