Tutte rinviate a giudizio dal gup Roberto Melone – pochi minuti fa la decisione -, in linea con la richiesta del sostituto procuratore Giacomo Iannella, le quattro persone (una quinta è nel frattempo deceduta) coinvolte in un'indagine sui Servizi sociali del Comune di Benevento. Come più volte ricordato, si tratta di un'inchiesta che, avviata dal pm Giovanni Tartaglia Polcini e curata dalla Squadra mobile, era passata alla competenza della Dda per un'ipotesi di infiltrazione camorristica poi accantonata. Di qui il rientro del fascicolo a Benevento.
Dovranno affrontare il processo, che partirà il 16 febbraio e sarà centrato su fatti che vanno dal 2010 al 2012, Luigi Scarinzi (avvocato Vincenzo Regardi), 48 anni, all'epoca assessore ai Servizi sociali, Annamaria Villanacci (avvocato Luigi Giuliano), 52 anni, dirigente del settore Servizi sociali di Palazzo Mosti, Giovanni Musco (avvocato Viviana Olivieri), 42 anni,dipendente di una cooperativa, e Angelo Piteo (avvocato Angelo Leone), 54 anni, legale rappresentante della società Modisan. Diverse le posizioni e le accuse contestate. Quelle di abuso d'ufficio e falso, prospettate per Scarinzi, Musco e Villanacci, sono relative all'erogazione di contributi, previsti per chi è in in difficili condizioni economiche, in favore di 14 persone, alcune delle quali legati da rapporti familiari o di vicinanza al clan Sparandeo.
A Scarinzi, in concorso con due persone (una scomparsa, l'altra rimasta ignota), viene addebitato anche l'occultamento della documentazione riguardante l'assegnazione dei benefici, che sarebbe stata trasferita in un luogo ignoto quando la notizia dell'indagine si era diffusa. Infine, per lo stesso Scarinzi, Villanacci e Piteo un abuso d'ufficio per l'affidamento alla Modisan, con più proroghe, dei servizi di pulizia ed igiene ambientale al cimitero.
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