di Andrea Fantucchio
«Secondo quella cartella mia mamma ha a carico mio fratello sposato da venticinque anni. Ti sembra possibile? Nello stato di famiglia ci sono persone che in realtà non esistono». Una storia paradossale dall'ufficio tributi di Avellino. Una delle tante. Ve lo abbiamo raccontato. (Clicca sulla foto di copertina e ascolta l'intervista. Riprese di Matteo Piscopo)
Mercoledì e giovedì sono stati due “giorni di fuoco” per gli avellinesi che dovevano pagare la Tari. Decine di cartelle pazze destinate anche ai defunti. Code infinite in Comune.
Ecco una storia che merita di essere raccontata. Uno sfogo ricco d'umanità raccolto dalla nostra telecamera.
Questa donna ci dice: «Vi sembra giusto? Una famiglia di tre persone si trova un altro componente nel conteggio. Due anni fa è successa la stessa cosa. Stavolta la mia casa di settanta metri quadrati è diventata un edificio di cento metri. Improvvisamente. Non ce la faremo a pagare oggi. E non ci saranno gli sgravi economici previsti».
Una situazione assurda nata da una carenza di personale. Le conseguenze? Una pioggia di errori nelle cartelle. L'ufficio ha deciso di rinunciare al supporto di un ente terzo che l'affiancasse nella riscossione. E i risultati sono quelli che commentiamo. Tanti cittadini non sanno entro quando devono pagare.
Per evitare la mora. Solo due i giorni nei quali si può pagare: mercoledì mattina e giovedì pomeriggio.
Tanti di questi cittadini hanno una famiglia alle spalle. E spesso un unico reddito. Quelle tasse sballate non possono pagarle. Se l'amministrazione è in ascolto intervenga. Aprendo altri sportelli temporanei. O aumentando le ore di ricevimento. Gli errori vanno corretti tutti. Alla svelta.