A differenza di altre città italiane, che difendono strenuamente la squadra del cuore anche quando la realtà oggettiva imporrebbe contestazioni e diserzioni, Salerno negli ultimi anni è radicalmente cambiata. Buona parte della tifoseria, infatti, ormai da tempo va avanti su una linea che non ci sentiamo di condividere: zero alibi, polemiche continue, atteggiamento distruttivo e un senso di insoddisfazione perenne anche quando i risultati erano positivi. Si vince? La squadra avversaria era scarsa, la fortuna ci ha aiutato e "in serie A non ci possiamo andare perchè Lotito è il presidente della Lazio". Si perde? La società deve andare via, i giocatori sono scarsi, le altre squadre sono imbattibili, l'allenatore va esonerato e serve una rivoluzione sul mercato. Come sempre, bisogna essere invece equilibrati: sottolineare gli errori rappresenta quella critica costruttiva utile a crescere e ad aiutare la Salernitana, ma sembra quasi che qualcuno goda nei momenti difficili per poter affermare "io l'avevo detto".
La curva Sud, da questo punto di vista, rappresenta un'eccezione: sostegno incondizionato, fischi solo quando necessario, capacità di riconoscere l'impegno dei calciatori a prescindere dal risultato, voglia di essere dodicesimo uomo 365 giorni all'anno e non solo nelle gare di cartello. Per il resto, il disfattismo è totale e, in questi mesi, abbiamo letto tante cose fuori luogo: dalle critiche a Rosina (un fuoriclasse per la categoria) all' "assalto" a Sannino per frasi mai pronunciate passando per il classico "Lotito vattene" frutto probabilmente di memoria corta e di scarsa conoscenza della recente storia granata. E' così difficile ammettere che questa Salernitana, con tutti i suoi limiti, è anche sfortunata e tartassata da errori arbitrali? In altre città si parlerebbe del gol del Carpi in fuorigioco, dell'espulsione assurda di Coda, delle ammonizioni esagerate ai calciatori granata, del fallo evidente non fischiato su Rosina dopo due minuti, di tutti i torti che in questi anni hanno rischiato di compromettere il cammino della Salernitana.
Nessuna volontà di nascondere gli errori societari: se hai un monte ingaggi alto e sei in zona retrocessione da due anni qualche cosa va cambiata ed è innegabile che a gennaio occorreranno 3-4 giocatori di spessore (portiere compreso) per non soffrire come nella passata stagione. Ma Salerno (intesa come tifoseria, gruppi organizzati, stampa e addetti ai lavori) ha l'obbligo di difendere questa squadra ed una categoria riconquistata tra mille difficoltà attraverso un miracolo sportivo. Deve farlo la società (alzando la voce nelle sedi opportune), deve farlo la dirigenza (che ha competenza ed esperienza per gestire un momento così delicato), deve farlo un allenatore calatosi immediatamente nella realtà della piazza, ma che deve anteporre le caratteristiche dei giocatori in rosa al suo credo tattico. Alla gente il compito di tutelare la squadra, di incitarla e di non mollare. Fino alla fine. Solo creando un clima compatto in tutte le sue componenti si eviteranno arbitraggi e situazioni come quelle degli ultimi anni. Il messaggio deve essere chiaro: Salerno e la Salernitana siano una cosa sola. A fine stagione si tireranno le somme.
Gaetano Ferraiuolo