Avellino

Tutto cambia in un istante. Quella che è successa a Federica, diciotto anni, è una cosa che la segnerà per il resto dei suoi giorni.

«Nulla si può cancellare, si sa. E neanche il dolore che ho provato, purtroppo, svanisce».

Dolore. Sì. Quello che l'ha tormentata, per quasi un anno.

«Mi ha lacerato – racconta -. Ero lì, impotente, non potevo far altro che aspettare, aspettare che passasse».

Quando ha scoperto della dipendenza della mamma, Federica era sconvolta.

«Mi sono mancate le parole, come potevo realizzare che mia mamma fosse una drogata, una cocainomane? E' stata la batosta più grande della mia vita, ne sono certa. Mi sono ritrovata a soli 16 anni in un labirinto. E si sa, dai labirinti non si esce quasi mai».

Fare i conti con la realtà non è stato semplice. «Soltanto il pensiero di lei e di quella merda nel suo corpo, mi faceva rabbrividire. Avevo sbagliato qualcosa io? Non le ho dato l'amore che meritava? Io e papà avevamo fatto qualcosa di così irrecuperabile da spingerla a quello?»

All'inizio, mi racconta, se ne era fatta una colpa. «Se solo avessi pensato più a mia madre e magari fossi uscita soltanto il sabato con i miei amici, avrei avuto più tempo da dedicarle e non sarebbe diventata una drogata».

Qualche giorno dopo però, il senso di colpa è stato cacciato via dalla rabbia. La mamma poteva scegliere. E ha preso la decisione sbagliata.

«Ho iniziato a ragionare, da persona intelligente, di nuovo. Non avevo fatto un bel niente. Era tutta colpa sua! A cosa le serviva quella roba? Non le mancava nulla. Eravamo e siamo una famiglia umile, ma dentro casa si è sempre respirato amore, te lo posso assicurare. Quindi perché io e papà dovevamo aiutarla? Lei aveva tradito noi, nel modo peggiore. E adesso noi, ma soprattutto io, cosa le dovevo?»

Federica per molto tempo non ha dormito, era cambiata, e anche i suoi amici glielo facevano notare.

«Non ero più la ragazza spensierata, dolce e simpatica che tutti conoscevano e che soprattutto, io conoscevo. A scuola mi dicevano "sei cambiata", "non fare la depressa, stai un po' con noi". Non mi piacevo più, forse mi odiavo. Mi facevano incazzare le persone che si lamentavano dei loro futili problemi. Che ne sapevano loro dei veri problemi? Soltanto io, pensavo. Ma ovviamente mi sbagliavo».

Poi aggiunge. «Sai, fortunatamente, c'è sempre stata quella parte di me che l'amava profondamente, come solo una figlia può amare una madre, hai presente?»

Nonostante tutto, le piccole cose, avevano sempre un posto nel suo cuore.

«Non mi era mai passata la voglia di andarla ad abbracciare nel lettone la mattina e riempirla di baci. Non era importante che avessi sedici anni, lo faccio ancora adesso che ne ho diciotto e lo farò tutte le volte che dormirò sotto il suo stesso tetto». Federica e il padre dovevano fare urgentemente qualcosa.

«Ricorderò per sempre il giorno in cui ci siamo seduti al tavolo della cucina e le abbiamo rivelato che sapevamo ogni cosa. Che non serviva a nulla negare. I suoi occhi parlavano. Si leggeva chiaramente che stava male per averci deluso».

Mi ha rivelato che, quando prese la parola, ci mise dentro tutta l'acidità di cui era capace.

Le disse: «Come hai fatto a nascondere tutto così bene? Come ho fatto a non accorgermi di nulla? Sì, a volte eri strana, ma non sono mai arrivata al punto di pensare "mia mamma si droga"».

Poi cedette, le lacrime le rigavano il volto, chiese alla mamma di fare qualcosa.

«A quel punto mamma scoppiò a piangere e ci disse che avrebbe accettato il nostro aiuto».

La riabilitazione.

«Sono stati i tre mesi più lunghi della mia vita. Te lo giuro. Il tempo non scorreva. Cercavo di pensare ad altro, ma avevo un pensiero fisso, volevo che ce la facesse, credevo in lei e nella promessa che mi avevi fatto. Non ho mai creduto cosi tanto in un "ce la farò"».

L'amore che la mamma provava verso Federica l'ha aiutata molto.

«Sono passati due anni e questo adesso è solo un brutto e lontano ricordo. Mamma è di nuovo la persona sorridente e generosa che conoscevo».

La paura che però potesse ricadere nel tunnel la spaventava più di qualunque altra cosa.

«Ero terrorizzata e mi dispiace se sono stata poco sensibile in alcune circostanze. Non capivo che aveva fatto uno sforzo enorme per noi. Me lo ha spiegato un dottore dopo qualche mese».

Il dolore che ha provato Federica mi è parso non descrivibile, però mi ha dato l'impressione che, col tempo, ha ritrovato sé stessa.

«Non ho più paura adesso, lei mi hai insegnato che un mostro si può distruggere. Mamma è la mia guerriera. La amo con tutta me stessa».

Erika Mazza

(studentessa del Vivaio di Ottopagine, il corso di giornalismo multimediale organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro)