Alfonso Camorani è doppio ex di Avellino e Salernitana. La redazione di Granatissimi.Ottopagine ha intervistato telefonicamente il calciatore attualmente in forza alla Nuova Ischia, società militante nel torneo di Promozione.
Avellino ha rappresentato la prima tappa del tuo percorso calcistico: che ricordi hai dell’esperienza col club bianco verde?
“Ho fatto tutta la trafila delle giovanili, giocando nel club irpino dai 13 ai 18 anni. Nel 1997-98 vinsi lo scudetto Juniores in finale a Mercogliano contro l’Inter. Ho avuto tanti allenatori bravi e preparati (Montanile, Abbondanza, Carullo) e alcuni compagni di squadra che hanno successivamente avuto una carriera importante: si tratta di Vincenzo Moretti e Antonio Minadeo. Al momento della firma del primo contratto da calciatore professionista, l’Avellino decise di non farmi giocare in prima squadra e andai a giocare a Campobasso”.
Cosa ci dici dell’esperienza di Salerno?
“Ricordo quando Zeman mi venne a pescare in C2, quando giocavo nel Teramo. Devo ringraziare la Salernitana perché mi ha fatto diventare calciatore. Ho avuto un bel rapporto con mister Zeman e successivamente abbiamo lavorato assieme a Lecce e Pescara: aveva la capacità di pescare calciatori sconosciuti e di farli diventare grandi. Feci gol alla Pistoiese e all’Albinoleffe: ci rimasi male quando Aliberti non mi fece rinnovare il contratto. Sarei rimasto a vita a Salerno! Poi andai a vincere il campionato a Firenze l’anno dopo. Sono rimaste impresse nella mia mente le partite giocate contro il Napoli, in particolar modo il pareggio raccolto al 94’ con Lazzaro al San Paolo ed il derby vinto 3-1 in casa: come dimenticare la coreografia “dieci piani di morbidezza”? Mi sento ancora con tanti ex compagni di squadra: Luca Fusco, Roberto Cardinale, Giorgio Di Vicino, Domenico Botticella, Salvatore Soviero”.
Quanto è cambiato il calcio negli ultimi anni?
“Il livello è diminuito notevolmente. Anche in B giocano calciatori che ai miei tempi avrebbero fatto fatica a giocare in Eccellenza finanche. Oggi tutti si sentono già arrivati e c’è poca cattiveria agonistica. Non vedo più gente come Gattuso, ad esempio. In serie A c’è un livellamento tale che alcune squadre possono addirittura sperare di posizione le zone nobili della classifica: ai tempi del Siena o del Lecce, mai mi sarei sognato di lottare per qualcosa che non fosse la salvezza”.
Stai seguendo la Salernitana?
“Ogni volta che vedo la classifica ci rimango male: la società ha allestito una buona rosa costituita da giocatori chiaramente importanti. Mi piange il cuore a vedere a Salernitana lì: la piazza non merita l’attuale posizione deficitaria. La maglietta va sempre sudata e tutti i calciatori devono dare il massimo”.
Quali sono stati i calciatori che ti hanno maggiormente impressionato in carriera?
“A Lecce, ho avuto il piacere di giocare con Mirko Vucinic: si vedeva che era un giocatore straripante. A Pescara, Verratti dimostrò a 16 anni di essere un talento eccezionale, di caratura internazionale. In massima serie, mi impressionò Kakà, mentre Del Piero fece un gesto bellissimo nei miei confronti. Gli chiesi di scambiarci la maglia in uno Juventus - Lecce e, nonostante venni espulso, venne ugualmente negli spogliatoi a fine gara per omaggiarmi della sua numero 10”.
Parlaci della tua esperienza in Promozione
“Sto giocando nella Nuova Ischia. Occupiamo la prima piazza davanti al Bacoli, siamo una squadra giovane e vogliamo vincere il campionato. Siamo consapevoli che nel girone di ritorno tutte le squadre ci daranno filo da torcere. Vincere non è mai facile, in nessuna categoria”.
Corrado Barbarisi