Salerno

Doppio ex della partita in programma sabato pomeriggio al "Partenio", Gaetano Vastola è stato uno dei difensori più forti dell'era Lombardi. Intervistato dalla redazione di Granatissimi.Ottopagine, l'esperto terzino ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

Che partita ti aspetti sabato?

"Sarà sicuramente un derby valido, agonisticamente e tecnicamente. Si affrontano due squadre che hanno assolutamente bisogno di portare a casa tre punti, la classifica è deficitaria e le tifoserie sono molto deluse. Gli organici sono buoni, importante sarà l'approccio alla gara: è una di quelle partite in cui devi scendere in campo senza paura, lasciandoti trascinare dall'ambiente. Difficile fare pronostici, ma auguro il meglio a entrambe le compagini"

La classifica deficitaria e le recenti sconfitte renderebbero quasi inutile un pareggio. Il fattore casalingo, quando si deve vincere a tutti i costi, è un vantaggio o un'arma a doppio taglio?

"Io credo che giocare ad Avellino sia difficile per tutti, la componente tifo è molto importante e per questo i lupi sono leggermente favoriti. Sono certo, però, che anche da Salerno si muoveranno in tanti per sostenere la squadra. Ovviamente bisogna avere gli attributi per giocare un derby così sentito, ma anche sugli spalti sarà spettacolo e la sfida è aperta a ogni tipo di pronostico. La Salernitana, però, fatta eccezione per l'exploit di Frosinone, fuori casa soffre"

Affrontasti la Salernitana da avversario nei play out, all'Arechi erano in 27mila. Ti aspettavi che i granata avrebbero sofferto anche quest'anno dopo l'esperienza passata?

"Sinceramente no, stesso discorso vale per l'Avellino. A mio avviso hanno organici di tutto rispetto, composti da calciatori molto forti per la categoria. Leggendo la classifica, vedo in testa squadre provenienti dalla Lega Pro e che non hanno la rosa di Salernitana e Avellino: alla lunga i valori verranno fuori, l'importante è non perdere la testa e restare equilibrati. Certo, vincere il derby sarebbe fondamentale per entrambe"

Che ricordi hai di Salerno?

"Bellissimi, senza dubbio. Il più bello risale alla partita di Genova. E' vero, perdemmo 2-1, ma vedere seimila salernitani al seguito, in uno stadio bello come "Marassi", ci diede una grande spinta. Ho pianto tanto al triplice fischio, ci sono stato male: tutti avevamo creduto in quel sogno, infrantosi solo perchè loro erano secondi in classifica. L'Arechi da 30mila fu meraviglioso, ci ha trainato verso la vittoria e non dimenticherò mai la simbiosi con la gente dopo l'iniziale scetticismo. A Salerno sono stato benissimo, ho anche segnato qualche gol importante: tra questi, la rovesciata di Novara"

Perchè andasti via?

"Ero di proprietà dell'Ascoli, decisero di tenermi. Le cose si complicarono ulteriormente quando la Salernitana cambiò dirigenza. Negli anni successivi, ancora sotto la gestione Lombardi, fui vicino al ritorno. Ricordo che Fabiani venne a casa mia per portare avanti la trattativa, poi fecero altre scelte e non ho coronato questo sogno".

Quanto incide il fattore tifo a Salerno?

"L'Arechi, come tanti stadi del Sud, fa vincere le partite. I calciatori si sentono importanti, danno il massimo, tirano fuori energie inaspettate: hai davvero la sensazione di giocare in dodici. Ovviamente devi avere la personalità necessaria e devi essere consapevole che, se le cose vanno male, possono fischiarti anche solo per un passaggio sbagliato. Se hai il carattere giusto e leghi con la piazza, i tifosi fanno la differenza"

Che idea hai di Lotito?

"Credo che i risultati siano dalla sua parte, ha preso la squadra tra i dilettanti e l'ha condotta in serie B. Io sono convintissimo che il suo obiettivo è portare la Salernitana in serie A, giusto riconoscimento per una tifoseria eccezionale".

Gaetano Ferraiuolo