Trent'anni per Domenico Pagnozzi, 56 anni, di San Martino Valle Caudina, così come aveva chiesto l'accusa, e l'assoluzione da tutte le imputazioni di Salvatore Cavaiuolo, 63 anni, originario dello stesso centro irpino ma residente a Pannarano, per il quale era stata proposta una pena di 9 anni.
E' la sentenza, che ha stabilito anche altre pesanti condanne, e solo alcune assoluzioni piene, pronunciata dal Tribunale di Roma nel processo denominato Camorra Capitale scaturito da un'inchiesta della Dda di Roma che era rimbalzata all'onore delle cronache, come si ricorderà, il 10 febbraio 2015.
Pagnozzi è stato difeso dall'avvocato Dario Vannetiello, Cavaiuolo dall'avvocato Massimiliano Cornacchione.
Una quarantina gli imputati – altri sono già stati condannati con rito abbreviato – con accuse, a vario titolo, che vanno dall'associazione per delinquere di stampo camorristico, all'estorsione, all'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, al riciclaggio ed all'intestazione fittizia di beni.
Sessantuno le persone che erano state arrestate dai carabinieri, nel mirino il ruolo assunto dal clan Pagnozzi, in grado di imporsi – secondo gli inquirenti – sui Casamonica e di stringere rapporti con organizzazioni calabresi e albanesi. Pagnozzi, che ha sempre respinto l'impostazione accusatoria, è ritenuto il vertice di due associazioni.
Cavaiuolo era stato chiamato in causa per concorso esterno nell'associazione mafiosa ed estorsione, in relazione all'installazione delle slot machine in alcuni negozi di Roma.
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