Avellino

Quella sera di novembre nessuno immaginava che stava per iniziare una storia lunga venti anni. Difficile, complessa, emozionante. Né Gianni Festa, giornalista fresco di pensione ma pronto ad affrontare di nuovo l’aspro, vitale, conflittuale e contagioso clima di redazione. E neppure quegli aspiranti – all’epoca – editori, Camillo Caruso e Chiara Argenio, una vita trascorsa a costruire tasselli della sanità privata irpina. Ancora meno i colleghi Bruno Guerriero, Federico Festa, Carmine Festa. E chi scrive.

 

Quel piccolo giornale di cui si parlava avrebbe dovuto essere solo un esperimento editoriale, una piccola palestra prima di affrontare l’impegno vero: far parte della redazione de “La Città”, il quotidiano irpino che sarebbe dovuto partire in contemporanea con il giornale di Salerno. Non ci impegnammo molto per trovare il nome. E per quegli insondabili misteri della memoria, la metà dei presenti ricorda, senza ombra di dubbio, di aver pronunciato per primo quelle due parole, la futura testata del giornale: Ottopagine.

 

Una scelta ovvia: il quotidiano che sarebbe stato in edicola pochi giorni dopo, il primo dicembre, era proprio di otto pagine. Una foliazione che a molti di noi sembrava addirittura spropositata per una provincia come quella di Avellino. La redazione era in contrada Baccanico, un’unica grande sala più la stanza del direttore. Puzza di fumo, animazione, computer che si bloccano, la macchina da scrivere di Gianni Festa. Il giornale chiuso alle due di notte. E sette ore dopo già in redazione. A caccia di notizie.

 

L’accoglienza dei lettori fu tiepida. C’era più scetticismo che curiosità. Fu in quel periodo che maledicemmo la scelta della testata. C’era sempre qualcuno – quando gli dicevamo che eravamo giornalisti di Ottopagine – pronto alla solita scontata battuta: e quando fate la nona? La facemmo presto, portando a sedici le pagine e da 500 a mille lire il prezzo del giornale (dopo pochi mesi la foliazione venne portata a 24, poi a 32).

 

E’ stato il momento in cui abbiamo capito, in modo chiaro, che quello era diventato il quotidiano dell’Irpinia. Per la prima volta tanti paesi della provincia si sono sentiti protagonisti grazie a un organo di informazione che si occupava delle loro vicende amministrative, dei loro problemi, delle opportunità. Che raccontava le storie di concittadini, a volte degli stessi lettori. Tutto questo ha creato un legame forte tra Ottopagine e la gente d’Irpinia. E ha contribuito in modo importante a far nascere quel senso di comunità che in una terra caratterizzata dai campanili tardava a germogliare.

 

Se a Ottopagine deve essere riconosciuto un merito è proprio questo: aver raccontato la necessità e la rilevanza dello stare insieme per il bene di un intero territorio. Siamo stati con voi sul Formicoso, quando da Napoli qualcuno aveva deciso che il “monte sano” (come lo chiamava Federico II di Svevia) doveva diventare l’immondezzaio della regione. In archivio conserviamo le foto di quei giorni, i ritratti di quelle donne soprattutto, gli occhi caldi e determinati, mai rassegnati.

 

Eravamo con voi a Quindici, nei giorni della frana. I pezzi per l’edizione straordinaria, dettati al telefono con i piedi conficcati nel fango e gli occhi fissi su quel ragazzo che aveva rifiutato con orgoglio ogni aiuto: avrebbe estratto da solo il corpo del nonno dalla casa ricoperta di lava.

 

Erano gli anni di Di Nunno, della città giardino, della speranza di ripartire, mettersi alle spalle l’eterno dopo terremoto, come stava accadendo a Salerno, e allontanare così quell’aria di incipiente declino. Ottopagine ha raccontato nei dettagli il clima di quel periodo con i resoconti di colleghi capaci e appassionati, come Carmine Festa, Claudio Papa, Christian Masiello, Giulio Spadetta, Marco Grasso, Ivana Picariello, Rossella Strianese (ai quali si sarebbero presto aggiunti Alessandro Calabrese, Gianluca Rocca e Daniele Moschella).

 

Eravamo l’informazione. Dopo anni di strapotere televisivo, il quotidiano è ridiventato in Irpinia il centro della notizia. E con il collega Antonio Galluccio il calcio dilettantistico ha avuto per la prima volta pagine e pagine di giornale a disposizione. Abbiamo scritto di tutte le squadre, fino alla terza categoria.

 

Ottopagine si è trasformato in sinonimo di giornale locale, più volte abbiamo ascoltato frasi simili: a Salerno che Ottopagine c’è? Venivano spesso in quella angusta redazione due miti del giornalismo irpino, Peppino Pisano e Nacchettino Aurigemma (che bruciò un loden nuovo di zecca dopo essersi troppo avvicinato a una puzzolente e letale, e non solo per il cappotto, stufa a gas). Erano incuriositi dalla nostra inesauribile vitalità. Giovani cronisti diretti da un vecchio lupo della carta stampata che era Gianni Festa.

 

Sono stati anni belli e intensi, intrisi di fatica e soddisfazioni. Ma anche difficili, quando la frattura tra il direttore e l’editore è diventata insanabile. E’ in quei momenti, però, che un gruppo ritrova forza, quando la guida riconosciuta non c’è più e si deve dimostrare che di quella guida non c’è più bisogno. La direzione passò a Federico Festa. Sono le stagioni degli inserti sportivi, delle prime pagine a colori. E delle promozioni di Avellino e Scandone. Nel frattempo il giornale si è trasferito in via Matteotti, e nessuno potrà dimenticare quelle centinaia di tifosi in festa per la promozione dei biancoverdi, assiepati sotto la redazione a intonare in coro “Forza Ottopagine”. Avevano tutti tra le mani l’edizione straordinaria, scritta con la consueta passione da Francesco Gentile.

 

Il giornale vi ha raccontato l’evoluzione del crimine in questa provincia. La faida di Quindici, le vicende dei clan, la cosca dei Genovese, gli omicidi, spesso brutali. I reportage nel carcere di Bellizzi dopo il suicidio di una detenuta davanti al figlio di tre anni. La storia squallida e amara dei bimbi venduti di Quadrelle. La ragazzina quindicenne, figlia di Vienna Pisacreta, incinta e in lacrime, davanti ai giudici della corte d’Assise, che punta l’indice contro il padre e gli dice singhiozzando: hai ucciso mia mamma. Come dimenticare lo sguardo dei colleghi appena tornati da Grottaminarda dove erano stati trovati cinque curdi morti asfissiati in un tir. O quel pomeriggio solofrano, quando in sette pagine abbiamo descritto in ogni dettaglio una dei momenti più neri per la cittadina conciaria, il suicidio di Aniello De Chiara. Abbiamo riportato migliaia di storie e vissuto il fascino del giornalismo da strada, giornalismo che sarebbe andato in crisi di lì a poco con l’utilizzo sempre più intenso di internet e il moltiplicarsi delle fonti di informazione.

 

La direzione – dopo una breve gestione targata Franco Genzale, fuoriuscito da pochi mesi da “Il Mattino” - viene affidata al collega Bruno Guerriero. La sede si amplia e al giornale vengono affiancate diverse riviste, come Vanità e l’inserto di turismo e viaggi. Nasce il domenicale di cultura Ottostorie, viene introdotta la pagina in ucraino (che diventerà un caso di interesse internazionale), e pubblicata Emeis, rivista in dodici lingue. La stampa locale ha ancora una sua forza, ma cede lentamente terreno al web. E soprattutto, ha perso la sua carica innovativa: ora è scontato che un giornale si occupi anche del più piccolo dei comuni.

 

Sono gli anni di Galasso sindaco e dei cantieri. Di una città che si agita restando immobile, il corso nuovo e i negozi chiusi. La crisi economica è alle porte, ma fa già sentire i suoi effetti. Anche per l’editoria. Calano gli introiti pubblicitari e diminuiscono i lettori. La gestione del giornale diventa difficile, se non impossibile. Ottopagine viene messo in vendita. Sono passati sedici anni da quella sera di novembre. La trattativa è lunga, complessa. Sul punto di saltare. Viene chiusa poco prima del Natale 2011.

 

Il giornale passa nelle mani di Oreste Vigorito che chiama alla direzione del quotidiano un giornalista di lungo corso come Salvatore Biazzo. Il febbraio successivo verrà ricordato come quello della grande nevicata. Ottopagine racconta quei giorni difficili. Ha una nuova veste grafica e una rinnovata vitalità. Il peggio sembra passato.

 

Ad aprile nelle edicole della provincia di Benevento esce il primo numero di Ottopagine nella versione sannita. La redazione è in un appartamento che affaccia su Corso Garibaldi, a due passi da Palazzo Paolo V. Ci sono giornalisti esperti, come Franco Santo, Enzo Spiezia e Paolo Bocchino. Altri più giovani, come – tra gli altri - Sonia Lantella, Mariateresa De Lucia, Giovanbattista Lanzilli, Alessandro Fallarino, Cristiano Vella, Imma Tedesco, Fabio Tarallo, Michele Iacicco. Oltre ad Antonio Martone. E' uno sforzo editoriale notevole, in un periodo di grave crisi del settore e in una terra – come quella sannita – dove l'indice di lettura di libri e quotidiani è tra i più bassi d'Italia. E' una sfida, e come tutte le sfide più è difficile più è stimolante affrontarla.

 

La redazione è compatta, instancabile. Per certi versi ricorda Ottopagine degli inizi. L'accoglienza dei lettori è buona in città e tiepida in provincia. Per affermarsi un giornale ha bisogno di tempo, diventare una abitudine. Ne sono consapevoli tutti, anche l'editore. Il giornale cresce, diventa riferimento, ma non spicca il volo. In realtà nell'editoria, e in particolare tra i giornali cartacei, non vola più nessuno. Tutti dentro una tempesta perfetta: crisi economica, esplosione del web, e crollo delle entrate pubblicitarie. Ma non si può morire senza lottare.

 

Salvatore Biazzo lascia la guida del giornale. Da gennaio 2013 cambia anche il formato. Ottopagine diventa più piccolo, ma tutto a colori. Il prezzo torna a cinquanta centesimi (come gli altri quotidiani), ad Avellino e Benevento. Il giornale recupera posizioni in edicola. Ma non basta.

 

La tempesta perfetta è sempre lì. L'anno dopo l'ultima rivoluzione. Un'intuizione dell'editore Oreste Vigorito, che in tempi meno critici avrebbe potuto essere vincente: nasce il giornale unico Irpinia-Sannio. 48 pagine, tutto a colori, formato tabloid. Grafica nuova, elegante, con allegato la domenica e il lunedì un supplemento sportivo di 32 pagine, OttoSport. E' il massimo sforzo per superare la crisi. Quasi un azzardo: di fronte alle difficoltà si rilancia. I lettori apprezzano, gli inserzionisti anche, ma le vendite non saranno mai più quelle di una volta. E comunque non sono sufficienti per garantire la sopravvivenza del prodotto. E non solo per Ottopagine, ma per tutti i quotidiani. O almeno, per quelli che pagano regolarmente i giornalisti e non sfruttano a zero euro l’entusiasmo di giovani di belle speranze.

 

Nel frattempo “esplode”il portale web del giornale: 40mila visitatori unici al giorno. Quasi un paradosso, ma che è anche il segno dei tempi. Il giornale non è più l'informazione. Ne è solo una parte. Ora le notizie viaggiano prima altrove, poi finiscono sulla carta. Quando spesso sono già vecchie, superate dagli eventi. Siamo a oggi. La decisione di chiudere il giornale. Di mettere fine a questa storia lunga venti anni. L'azienda editoriale resta, così come il brand. Le notizie saranno diffuse dalle nostra emittente, OttoChannel (canale 696), e sul portale web di Ottopagine. Presto (molto presto), anche altrove (ma non è possibile anticipare nulla: sarà una splendida sorpresa).

 

Auguriamo ai colleghi di altri quotidiani di riuscire nell'impresa: trovare un senso e una necessità ai giornali tradizionali. Noi ci abbiamo provato, inutilmente. Ora ci attendono altre sfide.

 

E dopo venti anni si può anche voltare pagina. In due decenni sono tanti i colleghi che hanno lasciato un pezzo del loro vita sulle colonne di Ottopagine. Pensare a loro consente anche di riconoscere un altro grande merito di questo giornale: aver contribuito a creare una classe giornalistica eccellente, tra le migliori della regione. Proviamo a ricordarli, certamente ne dimenticheremo tanti e ce ne scusiamo in anticipo: Simonetta Ieppariello, Paola Iandolo, Marco Festa, Gianni Vigoroso, Giuseppe Aufiero, Elisa Forte, Rocco Fatibene, Gianluca Capiraso, Mirko Nuzzolo, Alfredo Iannaccone, Marina Brancato, Gabriella Bianchi, Gennaro Caravano, Natascia Festa, Rodolfo Picariello, l'indimenticato fotografo Mario Villani, Diana Cataldo, Giovanna Mauro, Mario Pennella, Alfredo Picariello, Ilaria Ercolino, Alfonso Raimo, Franco Luciano, Salvatore Walter Pompa, Paola De Stasio, Nicola Santulli, Valentina Villani, Crescenzo Ranaudo, Daniele De Palma, Marco Ingino, Giulio Di Feo, Mario De Prospo, Ocsana Bybliv, Luigi Boccia, Attilio Ronga, Arturo Bascetta, Monica De Benedetto, Arturo Greco, Franco e Titti Festa, Gigio Borriello, Alessandra Valentino, Alessandra Adamo, Fabrizia Barbarisi, Ortensia Ferrara, Rosalba Teodosio, Elena Cicala, Ciro De Pasquale, Rossella e Betty De Feo, Bruno Ruffilli, Roberto Barbato, Nunzio Cignarella, Antonio Porcelli, Gina Di Meo, Massimiliano Guerriero, Paolo Maiarelli, Raffaello Califano, Maddalena Bianco, Marco D'Acunto, Amedeo Picariello, Gianluca Camerlengo, Enrico Preziosi, Daniele Ricciarelli, Claudio Vella, Monia Gaeta, Peppino Iaverone, Claudia Iandolo, Paolo Speranza, Eliana Petrizzi, Gianluca Spera, Mariateresa Grasso, Ciccio Capozzi, Maria Ricca, Rosa Di Zeo, Franca Molinaro, Mario Taddeo, Antonio Citrigno, Alessandro Caporaso, Michele Intorcia, Biagina Cece, Marianna D'Alessio, Maria Grazia Porceddu, Clemente Nazzaro, Angelo Nicastro, Pia Cannavale, Angelica Caporizzo, Nicoletta Della Sala, Carlo Picone, Antonella Russoniello, Enrico Riccio, Marianna Verrengia, Gianluca Zeccardo, Gianluca Galasso, Alessandra De Piano, Antonio Casale, Raffaele Perrotti, Michele Cipolletta, Fabio Siniscalchi, Angelica Caporizzo, Lavinia Caracciolo, Domenico Pugliese, Giuseppe Andrita e Gino Esposito (entrambi alla trasmissione), Michele Urciuolo, Luigi Palladino, Stefania Abbondandolo, Monica Amato, Achille Coluccino, Maurizio De Simone, Rosy Cefalo, Stefania Scannella, Romina Capone, Maria Ianniciello, Giuseppe De Nisco, Saverio Carrino, Giulio D'Andrea, Carmine Errico, Enrico e Amato De Napoli, Michaela Taurasi, Antonio Lavanga, Giovanbattista La Rosa, Angelo Marchese, Michele Miscia, Carmine Roca, Carmine Quaglia, Alessio Bonazzi, Domenico e Alberto Russo, Raffaele e Gennaro Buonavita, Paolo Saggese, Valentina Taccone, Daniela Cataldo, Antonietta Calvano, Michele Vietri, Stella Colucci, Carolina Napolitano, Massimiliano Gardini, Rita Paola Maietta, Linda Pagliuca, Roberta Mediatore, Alessandra Malanga, Renato Caputo, Mario Nuzzo, Daniela Coppola, Maria Iannaccone, Pietro Montone, Dante Grimaldi, Francesco Carluccio, Santo Caiffa, Carmen Addonizio, Stefania Alvino, Ivan Calabrese, Stefan Ionut Di Nuzzo, Gerardo D’Amato, Cesare Parise, Rino Riccardi, Giovanna Di Notte, Vincenzo De Rosa, Luca Tatarelli, Marika Borrelli. Grazie a ognuno di loro. Grazie a voi, che ci avete seguiti per tutti questi anni. E che continuerete a farlo.

 

Luciano Trapanese