Salerno

Prosegue il nostro viaggio tra i tifosi per formare l'undici più forte di tutti i tempi della nostra Salernitana. Dopo aver scelto portiere (Chimenti) e difensori (Tosto, Fusco, Fresi e Grimaudo), oggi dovrete votare per i centrocampisti. Proponiamo di seguito una serie di nominativi, calciatori talvolta con caratteristiche diverse che schiereremo in un ipotetico 4-3-1-2. Contrariamente alle altre volte, nello spazio riservato ai commenti potrete proporre altri calciatori che non risultano nel nostro elenco. Ecco le preferenze della redazione di Granatissimi.Ottopagine:

1)Giampaolo Cominato: 92 presenze e 24 gol rappresentano un bottino di tutto rispetto per un centrocampista dai piedi buoni, rapido e capace di mettere a segno tante reti fondamentali durante un campionato. Scomparso prematuramente, è ancora oggi ricordato con immenso affetto dalla tifoseria granata.

2)Franco Dianti: a Salerno dal 1965 al 1968, era il classico regista davanti alla difesa capace di orchestrare il gioco con bravura, intelligenza tattica e grande visione di gioco. Quando al suo fianco aveva giocatori bravi a recuperare palloni dediti al cosiddetto "lavoro oscuro", riusciva a far emergere in pieno le sue enormi potenzialità. 

3)Giancarlo Bianchini: centrocampista atipico, di spiccate doti offensive. Non a caso vinse il titolo di capocannoniere siglando 12 gol in un'annata condita anche da molti assist e innumerevoli giocate di qualità. Bravo nell'uno contro uno, rapido e abilissimo nel gioco di squadra, restò a Salerno soltanto per due stagioni collezionando ben 65 presenze. 

4)Fausto Daolio: 58 presenze e 4 reti dal 1970 al 1972, un biennio indimenticabile per un calciatore che sapeva fare praticamente tutto. Tecnicamente dotato, abile ad abbinare qualità e quantità, quando era necessario difendere il risultato era il primo a sacrificarsi in fase di non possesso recuperando un'infinità di palloni e rappresentando un leader nel rettangolo verde. I tifosi con i capelli bianchi lo ricordano con stima e affetto anche a 45 anni di distanza

5)Marco Pecoraro: a Salerno ha vissuto due momenti diversi: la serie C di inizi anni Ottanta e la vittoria del campionato sotto la guida di mister Ansaloni. Al di là delle innegabili doti tecniche (accompagnate, però, da un esiguo numero di gol segnati, appena 5 in 130 presenze), riusciva sempre a farsi apprezzare per quell'attaccamento alla maglia che ha dimostrato anche dopo il suo addio. 

6)Francesco Tudisco: alzi la mano chi ha dimenticato i brividi di quel pomeriggio al "San Paolo", quando una sua doppietta riportò la Salernitana in serie B in uno stadio interamente colorato di granata e che si inchinò a cospetto di un centrocampista completo e che seppe ripetersi anche in cadetteria. Straordinario il suo rendimento sotto la guida Delio Rossi, gli archivi sono pieni di gol da antologia ricordati come tra i più belli della quasi secolare storia granata. Fenomeno

7)Roberto Breda: in questo caso sarebbe anche superfluo aggiungere parole e commenti. Stiamo parlando del "Capitano", di quel centrocampista che prese per mano la Salernitana più bella di sempre conducendola da Acireale all'Olimpico. Non a caso è, ancora oggi, uno dei calciatori più amati della storia granata, a lui sono legati ricordi indissolubili e che mettono i brividi anche a decenni di distanza. Da applausi il gol vittoria ad Avellino, le due reti in serie A contro Milan ed Empoli e una serie di lanci illuminanti che lo resero insostituibile per tutti gli allenatori che si avvicendarono sulla panchina. Fu ritirata, in suo onore, la maglia numero 4, le società post Aliberti non hanno "rispettato" questa scelta fatta a furor di popolo

8)Gennaro Gattuso: "Sono stato a Salerno pochi mesi, ma è come se fossi rimasto una vita. L'Arechi era il mio doping, quando quello stadio spinge hai la sensazione di essere un giocatore vero" ha detto di recente alla nostra redazione. Il meglio della sua carriera lo ha vissuto con altre maglie e in altri contesti, ma se ha alzato la Coppa del Mondo lo deve anche alla Salernitana. Con la casacca granata si è fatto conoscere dai top club europei, la gente non ha dimenticato quel suo "ringhiare" a centrocampo che faceva tremare le gambe a tutti gli avversari. E che duello con Davids all'Arechi...

9)Antonino Bernardini: il "professore" incarnava l'identikit del centrocampista completo. Visione di gioco sublime, ottimo tiro dalla distanza, innata intelligenza tattica e quella capacità di smarcare gli attaccanti che lo rese intoccabile agli occhi di Rossi e Oddo. Unica macchia quei due rigori sbagliati contro Udinese e Fiorentina, una cosa assai inconsueta nella sua carriera

10)Giacomo Tedesco: quando prendeva palla, era davvero una delizia vederlo giocare. Incredibile la capacità di saltare l'uomo in ogni zona di campo, così come quella di bucare le reti avversarie con bolidi dalla distanza che facevano impazzire i tifosi. I gol più belli? Quelli segnati in sette giorno contro Messina e Napoli, roba da far vedere e rivedere nelle scuole calcio- Nel 1997 fu tra i protagonisti principali della promozione in A (che bella la punizione vincente col Torino all'Arechi), nell'era Zeman ricoprì con successo tutti i ruoli del centrocampo diventando beniamino e idolo di un pubblico che lo ha amato sin dal primo allenamento.

11)Giovanni Tedesco: caratteristiche leggermente diverse rispetto al fratello, ma tanto lavoro prezioso in mezzo al campo e un'intelligenza tattica fuori dal comune. Bellissimi i suoi inserimenti in area senza palla, indimenticabile il gol che aprì le danze al "Patini" di Castel di Sangro. Il suo addio in serie A uno degli errori targati Rossi...

12)Giuliano Melosi: tecnicamente non era eccelso, ma correva per quattro recuperando un'infinità di palloni in tutte le partite. Il primo a metterci la faccia quando le cose non andavano bene, l'ultimo ad arrendersi anche quando il risultato sembrava aver condannato la Salernitana. Fu lui a risollevare le sorti dei granata di Cagni nel 1999, meritata la riconferma nella stagione successiva

13)Claudio Ferrarese: in carriera ha giocato da esterno di centrocampo ben disimpegnandosi anche in veste di mezz'ala. Per le doti tecniche che aveva, avrebbe potuto militare in serie A con maggiore continuità e da protagonista, solo il fallimento non gli ha permesso di aprire un ciclo vincente a Salerno. Bei gol, cross perfetti e un motorino inesauribile: un vero colpo di mercato del dg Antonino Imborgia.

Nei prossimi giorni voterete per il trequartista/fantasista più forte di sempre.

Gaetano Ferraiuolo