Napoli

C'è il dna di una terza persona su uno dei reperti dell'inchiesta sull’assassinio di Vittorio Materazzo, l’ingegnere 51enne sgozzato nel cuore di Chiaia. La difesa di Luca Materazzo, fratello della vittima e unico indagato, lo ha evidenziato questa mattina nel corso di un incontro con i giornalisti. Gli avvocati che assistono Luca, hanno rimarcato l’esistenza di un nuovo profilo genetico, presente sul secondo coltello trovato a pochi metri dal luogo del delitto.

Dubbi anche sul dna trovato sullo slip recuperato tra gli indumenti lasciati nei pressi della scena del crimine. E poi il particolare inquietante: qualcuno potrebbe aver rovistato tra i panni sporchi di Luca e nella sua stanza in quella casa del nonno, di cui tutti in famiglia avevano le chiavi. 

Il giallo di Chiaia resta una matassa da dipanare. Mentre la polizia cerca di capire chi sta aiutando Luca nella sua fuga, la difesa prova a ragionare su chi potrebbe averlo incastrato. 

Un caso che ha finito per intrecciarsi con un altro caso, quello della morte di Lucio Materazzo, l'anziano padre di Vittorio, di Luca e delle loro sorelle, morto nel luglio 2013 in circostanze sospette secondo Vittorio che aveva chiesto la riapertura del caso. E proprio la compagna dell’anziano patron Materazzo, Scintilla, difende Luca, non crede sia stato lui ad uccidere Vittorio.