Avellino

Il Comune non bonifica e la Procura sequestra. E’ quello che è accaduto al cantiere di piazza Castello, ancora una volta finito nel mezzo di una vicenda giudiziaria. Nel 2012 il cantiere era stato sottoposto a sequestro e “restituito” al Comune di Avellino che doveva provvedere alla messa in sicurezza dell’area. Ma dopo due anni nessun intervento è stato mai effettuato e quindi la Procura è stata costretta a sequestrare nuovamente il cantiere e indagare sei persone, tra funzionari e tecnici del Comune di Avellino, per omissione di atti d'ufficio e gestione di rifiuti non autorizzata. Le indagini sono state condotte dal Corpo Forestale dello Stato Nipaf e dalla sezione Pg. Le ipotesi di reato. A seguito dell'ispezione dei luoghi effettuata il 25 novembre del 2014, su delega del pubblico ministero, ed a seguito del deposito della relazione del consulente tecnico del pm del 3 dicembre scorso (che rendeva ulteriori chiarimenti tecnici il 17 dicembre), la Procura ritiene che siano stati indebitamente rifiutati atti d'ufficio (che dovevano essere compiuti senza ritardo per ragioni di sicurezza pubblica, nonché di igiene e sanità) omettendosi di adottare le misure necessarie di prevenzione e la messa in sicurezza di emergenza dell'area di Piazza Castello, nonostante le analisi condotte il 4 giugno 2012 (su un campione di terreno prelevato dall’area citata) avessero rivelato il superamento del valore di concentrazione soglia di contaminazione per il parametro “cadmio” e nonostante che dall’”Analisi di Rischio” (disposta dal Comune di Avellino ed eseguita da tecnici incaricati dal medesimo ente) risultasse che l’area di Piazza Castello presenta un rischio sanitario-ambientale non accettabile per i parametri di “piombo” e “arsenico”. Il materiale pericoloso. Nel corso delle indagini è, in particolare, emerso che durante i lavori di scavo, volti alla riqualificazione urbana dell'area di Piazza Castello ed intrapresi nel 2012, è stato portato alla luce un' ingente quantità di materiale (risultato successivamente dall’analisi di rischio essere la sorgente contaminante) utilizzato, in passato e da ignoti, attraverso operazioni di riporto (quale livellamento dell’area Piazza Castello) e comprendente rifiuti eterogenei e derivanti da attività di demolizione e costruzione (attualmente in parte ancora illecitamente ed indebitamente ammassati nella piazza Castello in tre cumuli (rispettivamente di circa 100 metri cubi, di circa 70 metri cubi e di circa 300 metri cubi), nonché manufatti contenenti amianto, tutti rinvenuti nel sottosuolo dell’area di piazza Castello. La mancata bonifica. Al fine di garantire la tutela della falda acquifera sottostante, in relazione alla contaminazione da piombo e da arsenico, gli stessi tecnici incaricati dal Comune di Avellino hanno, invano, raccomandato nel documento di “Analisi di Rischio” un'adeguata impermeabilizzazione dell'intera superficie del cantiere (che corrisponde a tutta l’area di piazza Castello) con drenaggio delle acque di pioggia/ruscellamento, onde evitare proprio il contatto delle acque meteoriche con il terreno contaminato e quindi la migrazione dell’acqua contaminata nella falda acquifera sottostante alla piazza Castello, evidenziando, inoltre, la necessità di un monitoraggio delle acque di falda da attuarsi con cadenza almeno annuale. L’amianto nei cumuli di rifiuti. A seguito dell'ispezione dei luoghi, la Procura ha constatato che l'area di Piazza Castello è stata lasciata, ormai da oltre due anni, in uno stato di totale abbandono ed incuria (l'area è sovrastata da sterpaglia, piante infestanti e pioppi), con la presenza di cumuli di rifiuti (contenenti anche amianto) nel sito. Nonostante la Procura di Avellino abbia disposto fin dal 14 agosto 2012 il dissequestro probatorio dell'area (riconsegnandola al Comune di Avellino il 17 agosto 2012) con l'espressa prescrizione di procedere agli interventi di cui all'art. 247 del D.Lvo 152/2006 (norma quest'ultima che stabilisce che "Nel caso in cui il sito inquinato sia soggetto a sequestro, l'autorità giudiziaria che lo ha disposto può autorizzare l'accesso al sito per l'esecuzione degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale delle aree, anche al fine di impedire l'ulteriore propagazione degli inquinanti ed il conseguente peggioramento della situazione ambientale"). Il provvedimento di sequestro è stato emanato d'urgenza per evitare l'ulteriore compromissione dell'integrità ambientale del sito, anche alla luce dell’attuale periodo stagionale.