Benevento

Il trasloco da Genova questa volta è definitivo, ma senza rimpianti. Mirko Eramo spende gli ultimi spiccioli di ferie tra scatole e imballaggi da mandare in Campania. La nuova avventura del centrocampista di Acquaviva delle Fonti ricomincia da Benevento: dalla Lanterna all’Arco di Traiano, un passo non breve. Gli mancherà la Riviera Ligure, non la Sampdoria: “Finalmente ho spezzato il cordone ombelicale che mi legava alla società blucerchiata. E’ stato sempre un rapporto difficile, non è mai sbocciato nessun amore pur essendo stato di proprietà sampdoriana per sei anni”. A Benevento arriva con sei mesi di ritardo… “Ma non per colpa mia: la trattativa era fatta a giugno. Poi è andata come è andata”. Era convinto già in estate di fare un passo importante, lo è ancora di più ora: “Sono carico, arrivo in una società importante, in una squadra che ha giocato sei mesi ad alto livello. E’ anche vero che ora arriva il difficile, perché le altre squadre ti conoscono e ti affrontano con uno spirito diverso. Ma noi siamo forti e dobbiamo continuare a dimostrare questo valore: i conti si fanno alla fine, vediamo cosa accade”. Il Benevento è una matricola, ma non per questo deve rinunciare a puntare in alto: “Ne ho avuto la riprova l’anno scorso col Trapani: eravamo partiti con ambizioni diverse, ma si è creato qualcosa di magico e siamo arrivati ad un passo dal sogno. Forse siamo venuti meno proprio noi e siamo arrivati un po’ scarichi in finale. Ma siamo andati proprio vicini all’impresa”. Ha lasciato la serie B da sei mesi, vi ha giocato più di 200 partite: se non è un esperto lui… “E’ un campionato difficilissimo. Questo come quello dello scorso anno. Serve continuità per arrivare in alto. Il Benevento finora ha avuto proprio questa caratteristica, speriamo di continuare”.

Il ruolo. Non c’è ruolo di centrocampo che non abbia ricoperto, una volta Drago lo fece giocare persino da terzino. Un giocatore assai duttile… “E’ una mia caratteristica, mi adatto ad ogni ruolo. Ma se proprio devo scegliere prediligo giocare da mezzala in un centrocampo a tre o da centrocampista in uno a due”. Era quello che cercava Baroni, che ora ha la possibilità di variare senza problemi i moduli a centrocampo e presentare sempre un assetto competitivo.

La curiosità. L’esordio in serie A il 24 agosto del 2013: a Marassi si giocava Sampdoria-Juventus. Vinsero i bianconeri di Conte con un gol di Tevez. Mirko aveva giocato sette giorni prima in Tim Cup contro il Benevento (Samp-Benevento 2-0, doppietta di Gabbiadini) e aveva convinto Delio Rossi a puntare su di lui. Una sorta di segno del destino… “Ricordo bene quella partita coi giallorossi e ricordo anche una intervista rilasciata dal presidente Vigorito a cui avevano chiesto chi avrebbe voluto togliere alla Samp: lui aveva risposto Eramo. C’è stato sempre rispetto a simpatia col presidente, credo che mi abbia inseguito a lungo. Ora finalmente sono qui”.

Gli allenatori. “Sono stato sempre bene con tutti. Posso ricordare Drago che mi ha fatto esplodere, Sarri, che ad Empoli mi ha insegnato tanto e Cosmi l’anno scorso a Trapani con cui si era creato qualcosa di magico: lui tira fuori da un giocatore anche quello che non ha. Mister Baroni l’ho affrontato da avversario e ricordo che la mia squadra ha avuto sempre difficoltà. Ora lo conoscerò meglio, ho una voglia pazza di ricominciare dopo sei mesi di panchina”.

Il ricordo più bello. “10 agosto 2016, con la Sampdoria giochiamo un’amichevole al Nou Camp contro il Barcellona. Il mister mi fa giocare titolare, è il ricordo più bello della mia carriera. Lo stadio pieno, dall’altra parte Messi, Iniesta, Pique, Rakitic, Suarez. Non si può descrivere, solo standoci dentro si può capire quello che si prova. Chissà che in futuro non possa ancora capitare qualcosa di simile, non metto limiti alla provvidenza…”.

Franco Santo