Sempre più vicini. In una trattativa sconsigliata agli impazienti: lunga, complessa. Ma la cui difficoltà sono direttamente proporzionali al valore del calciatore. L’Avellino si avvicina in maniera graduale e costante a Robert Gucher, il regista che la dirigenza vuole fortemente innestare nel proprio centrocampo per innalzare il tasso di esperienza e di qualità in vista di un girone di ritorno in cui occorrerà viaggiare a ritmi sostenuti per evitare di sprofondare nel baratro della Lega Pro. Passano le ore, si susseguono gli incontri e i contatti (l’ultimo stamattina, dopo quello altrettanto proficuo di ieri, con l'intesa sull'ingaggio) e la fatidica “fumata bianca” è sempre più prossima a levarsi. Definita la formula dell’operazione, nodo districato con pazienza e dialogo: prestito fino a giugno, quando il centrocampista, in scadenza con il Frosinone, si svincolerà e sarà libero di trovarsi una nuova sistemazione. Magari, se la sua esperienza in Irpinia sarà stata positiva, di rimanere in biancoverde. Ma c’è tempo per pensare al futuro. Adesso conta solo la stretta attualità, che fa rima con condurre in porto l’acquisizione. Arrivare alle firme. Oltre i classici tira e molla del mercato, che a meno di clamorosi colpi di scena, come anticipato da Ottopagine.it lo scorso 1° gennaio, non avrebbero fatto sfumare l’obiettivo.
Restano unicamente da sbrigare alcune questioni tra il club giallazzurro e il metronomo austriaco, che lunedì accoglierà tra le proprie fila Benjamin Mokulu: l’emblema di un rapporto di collaborazione cordiale tra le società; iniziato ai tempi dell’affare Trotta, sfumato in extremis, e che in casa del lupo ci si augura possano essere la vera chiave per l’abbattimento degli ultimi ostacoli e la concessione del definitivo via libera. Questo matrimonio “s’ha da fare”. E cresce l’attesa. Scandita da indiscrezioni, direttamente dal Lazio, da fonti vicine al ragazzo, che parlano di un Gucher motivato, voglioso di trasferirsi all’ombra del Partenio; di tornare protagonista e di trascinare l’Avellino alla salvezza. Uno spirito combattivo, grintoso, che spazza via definitivamente i dubbi circa la voglia dello stesso Gucher di vestire la maglia dei lupi: supposizioni destinate in ogni caso a rimanere tali, a prescindere da ogni tipo di sviluppo, ed emerse sotto forma di rumors per provare a dare una spiegazione del protrarsi (fisiologico) dei negoziati. Continua il conto alla rovescia per accogliere, a braccia aperte, un direttore d’orchestra in grado di far ascoltare un’altra musica. E per uno che è nato nella terra di un certo Mozart…