Tra i grandi “spiati” d’Italia ci sono anche Stefano Caldoro ex governatore della regione Campania e il generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo, ex comandante nazionale delle fiamme gialle, irpino d’origine. L’indagine della polizia postale di Roma che ha portato all’arresto di due fratelli accusati di hackeraggio, ha fatto riemergere l’ombra della P4. L’ipotesi dei pm, anche allora, era l’esistenza di una lobby capace di entrare in possesso di notizie riservate attraverso sistemai informatici non convenzionali. Queste informazioni poi sarebbero servite per condizionare gare e appalti e ottenere favori e regali, per verificare procedimenti penali in corso, per eludere le indagini e per fabbricare dossier contro personaggi ritenuti scomodi. Gli inquirenti dell’inchiesta romana, quindi, potrebbero scoprire fatti e collegamenti non emersi nell’inchiesta sulla P4 che potrebbero aprire anche quella vicenda.
L’ex governatore ha detto di voler attendere lo sviluppo della indagini per sapere per quale motivo anche le sue utenze o quelle della regione Campania siano state prese di mira dai pirati informatici. «Stavolta questo caso riguarda tanti altri uomini politici oltre il mio - ha detto - ma al momento sembra emergere un quadro davvero inquietante».
Finora sono stati hackerati più di 18mila account. Gli obiettivi erano i più illustri, da Matteo Renzi a Mario Draghi, Fassino, Saccomanni e La Russa, esponenti dell’Eav, Finmeccanica e Fondiaria Sai.