Caro Direttore,
il Corriere del Mezzogiorno di sabato 27 marzo riportava un ampio stralcio della lettera aperta indirizzata “ai fratelli e alle sorelle di tutte le fedi” da Nasser Hidouri, Imam della moschea di San Marcellino e presidente dell’Associazione socio-culturale Islamica in Italia. Ho conosciuto Nasser nel 2007. Alcuni immigrati della sua comunità erano stati aggrediti senza ragione mentre si recavano al lavoro. Per questo Nasser e don Peppino Esposito, allora parroco a San Marcellino, organizzarono insieme una festa di piazza che ebbe un enorme successo: tra gli stand pieni di specialità gastronomiche napoletane e maghrebine, in un clima di grande allegria, persone di ogni età facevano la fila per salutare l’imam e il parroco che a braccetto passeggiavano tra la folla. La presa di distanza della gente di San Marcellino dall'aggressione non poteva essere più profonda ed efficace.
All'indomani della strage di Tunisi questa numerosa comunità islamica, attraverso il suo più autorevole rappresentante, ha voluto ribadire l’estraneità della propria fede da ogni forma di violenza. Scrive Hidouri: “La comunità islamica si sente oltraggiata più di Voi dai vili atti terroristici compiuti da gruppi islamici ma sicuramente non in nome e per conto della religione islamica”. E’ una presa di posizione che meriterebbe maggiore attenzione. Ma c’è di più: la ferma condanna del terrorismo si accompagna alla preoccupazione che nella vita quotidiana crescano i frutti velenosi della paura. L’Imam esprime il disagio crescente che vive la sua comunità: nei confronti dei musulmani sospetto, diffidenza, ostilità, lasciano ferite profonde. Di qui l’appello: “Facciamo in modo che i bambini a scuola non soffrano di problematiche legate al bullismo e all’emarginazione generate da paure che non hanno alcun fondamento”.
E’ così. La paura per l’altro da sé, alimentata quando non generata in modo strumentale dalla vulgata dello scontro di civiltà e delle guerre di religione, corrode la vita sociale, la imbarbarisce fin dalle sue prime manifestazioni, rende tutti meno liberi. Perché quel che accade ai bambini riguarda tutti; il futuro, certo, ma anche il presente. Il bullismo dei bambini imita il bullismo della propaganda irresponsabile da talk show che prende troppo spesso il posto dell’informazione. Rivela la povertà culturale di tante famiglie ma anche, come ci ha ricordato Papa Francesco, l’ipocrisia interessata di chi paga 600 euro al mese un immigrato per 11ore di lavoro al giorno e pretende di dirsi cristiano: “è un bugiardo!”. Quanti bambini, anche nelle case della Napoli perbene, respirano l’ipocrisia e il bullismo sociale dei rispettabili genitori nei confronti dei loro “servi domestici”?
Hidouri, dopo aver ripreso le parole di Papa Francesco a Scampìa - “siamo tutti migranti su questa terra”, così conclude: “Cari Fratelli, cerchiamo di adoperarci affinché il nostro passaggio in questo mondo sia tempo di solidarietà e di conforto per tutti”
Dall'amicizia tra le comunità affidate alle cure di Nasser e don Peppino – che è oggi anche responsabile per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso della diocesi di Aversa – è nata anche la “Festa del Pane”: cibo che accomuna tutti i popoli mediterranei, simbolo del lavoro e della solidarietà che sfamano il corpo e lo spirito. Quest'anno l'appuntamento è per il primo aprile alle 9.00, alla scuola “Pascoli” di Aversa. Qui Nasser e don Peppino parleranno ancora di pace e di amicizia ai bambini e ai giovani.
E’ significativo che questo richiamo forte all’impegno civile e culturale giunga dalla periferia della “grande Napoli”, da una comunità islamica che da anni lavora fianco a fianco con cristiani di ogni confessione, coltiva amicizia con la comunità ebraica, promuove incontri nelle scuole, stabilisce collaborazioni con i sindacati, l’associazionismo cattolico e laico, e che non considera l’Italia terra straniera ma la terra nella quale costruire un futuro migliore per i bambini di tutti, per tutti i nostri bambini.
Un dito indica la luna, a noi scegliere dove posare lo sguardo.
Giuseppe Brancaccio
Insegnante volontario di lingua e cultura italiana