Neanche il tempo di mettere piede in campo per il riscaldamento che dalla curva, la sua curva, è partito quel coro "Re Arturo fa gol" che ha accompagnato tutte quelle magie che permisero alla Salernitana di tornare in serie B dopo un triennio di delusioni e fallimenti. Quello tra Salerno e Di Napoli è un rapporto indissolubile, bellissimo, destinato a rinforzarsi con il passare degli anni perchè la gente- anche i suoi più duri contestatori- ha capito nel tempo che dietro quegli atteggiamenti apparentemente freddi c'era semplicemente la volontà di non far trapelare all'esterno tutte quelle problematiche societarie emerse non appena firmò la rescissione rinunciando, per il bene della Salernitana, e centinaia di migliaia di euro, un gesto che permise a quella società di iscriversi regolarmente al campionato e di evitare successive penalizzazioni in classifica. Dopo aver portato praticamente da solo i granata in cadetteria, Di Napoli si ritrovò ad essere il capro espiatorio di una serie di situazioni non dipendenti dalla sua volontà.
Dall'esonero di Mutti dopo un mese alla sconfitta di Rimini passando per la classifica deficitaria ed un clima di tensione crescente all'interno dello spogliatoio: tutto ciò che accadeva in quella Salernitana sembrava dipendere da un unico calciatore che, a testa bassa e senza mai fare polemica, rispose alla sua maniera e ovviamente sul campo. 15 gol in partite ufficiali, contributo determinante per la salvezza e rispetto totale della tifoseria anche quando fu vittima di una vergognosa e vile aggressione nei pressi dello stadio, per di più in presenza della madre. "Ma non sarà questo ad intaccare il mio rapporto con la gente: a fine stagione capirete tante cose" si limitò a dire ai giornalisti locali nei giorni successivi, quando Brini intese tutelarlo estromettendolo per un periodo dall'undici titolare. A salvezza acquisita (suo il gol vittoria contro il Bari, quando il suo sguardo triste valeva più di mille parole), Di Napoli si sfogò in conferenza stampa: "Ho vissuto mesi terribili, eppure non ho mai fatto mancare il mio impegno. I numeri sono dalla mia parte, ma da professionista serio ho accettato le scelte del mister e della società senza mai dire una parola fuori posto. E' chiaro, però, che non posso vivere un altro campionato da capro espiatorio: ora salviamoci, poi parlerò con il presidente e decideremo quale sia la soluzione migliore".
Durante tutto il ritiro estivo fu tenuto ai margini della prima squadra: allenamenti da solo, fischi di una parte dei tifosi, "frecciatine" della dirigenza e quella frase "sono successe cose che non si possono dire alla luce del sole" che alimentava soltanto dubbi e polemiche, un clima di crescente malcontento acuitosi a mercato chiuso, quando Acri non riuscì ad acquistare un attaccante che serviva come il pane. "Devi essere reintegrato: allenati, c'è bisogno di te" gli disse in diretta tv il presidente del Salerno Club 2010 Salvatore Orilia, ma il giorno dopo Re Artù firmò la rescissione consensuale accasandosi al Messina in serie D, un epilogo terribile e inaspettato. Nel tempo, però, sono emerse tutte quelle verità che, per il bene comune, erano state nascoste: stipendi non pagati, progetto per la A cancellato con un colpo di spugna, retrocessione, penalizzazioni, incassi pignorati e fallimento, con ripartenza dalla serie D finanche senza segni distintivi, in possesso di una società privata facente capo ad Antonio Lombardi.
Salerno, nel tempo, ha capito e ha chiesto scusa, elogiando Di Napoli forse con ancora maggiore affetto rispetto al 2007, quando prese per mano una squadra normalissima trasformandola in un undici quasi invincibile. Già un anno e mezzo fa, quando tornò all'Arechi per partecipare alla festa promozione, fu accolto trionfalmente dai 25mila presenti, un autentico boato che "mi ha commosso e mi ha sorpreso: ero teso come una corda di violino, quasi come se dovessi giocare. Non mi aspettavo una simile accoglienza, porterò sempre Salerno nel mio cuore". Ieri l'ennesimo capitolo di una storia da raccontare alle nuove generazioni. Gol sotto la curva, mano sul petto, lacrime agli occhi e "Re Arturo fa gol": tutto come 10 anni fa, tutto tremendamente bello....
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Gaetano Ferraiuolo