di Andrea Fantucchio
«Siamo quasi duecento professionisti sanitari campani senza lavoro. La nostra Regione a causa del blocco del turnover non ci ha permesso di trovare occupazione qui. Abbiamo lasciato le nostre famiglie e i nostri amici per inseguire la speranza di un lavoro. Chiediamo che le graduatorie esistenti siano aggiornate al più presto». Lo sfogo di una giovane infermiera campana ai microfoni di Ottochannel.
(Clicca sulla foto di copertina e ascolta le parole di questa giovane professionista)
Oggi è esplosa la protesta dei lavoratori del settore sanitario. Oltre ottanta persone di fronte Asl di Avellino. Cori, striscioni, tende per chiedere la tutela dei propri diritti. Si protesta contro i turni massacranti e le mancate assunzioni. Quelle che dovrebbero riguardare anche i giovani infermieri.
Una situazione che si prolunga da almeno quindici anni. In Campania non vengono realizzati concorsi pubblici. E le assunzioni sono affidate direttamente a cooperative esterne. Mentre i ragazzi sono costretti a cercare altrove lavoro. Dopo anni e anni di studio.
L'ultimo paradosso. Questa giunta lavora sulla stabilizzazione dei precari. Spesso figure che sono state inserite dalle cooperative alle quali facevamo riferimento. Senza affrontare lo scoglio dei concorsi pubblici. Figure il cui contratto verrebbe ora esteso, togliendo ulteriore spazio ai ragazzi.
Giovani che sono costretti ad andare altrove per sbarcare il lunario. Alla ricerca di un concorso o un bando che possa premiarli. Concorsi divisi in più fasi, con i conseguenti costi di viaggio per sostenerli. Chi non ha soldi si accontenta del centro o del nord Italia. Altri partono alla “conquista” dell'Europa.
Professionisti costretti a gavette sotto pagate per realizzare il proprio sogno. Sempre ammesso che lo realizzino. E che non siano invece costretti a ripiegare su altro. Con tutte le conseguenze psicologiche che ne derivano.
Loro, questi giovani “silurati dal sistema”, vanno a infoltire le maglie di una generazione bruciata. Illusa ancora dalle promesse degli anni precedenti. Quando studiare equivaleva con certezza a trovare un'occupazione.
Quelli che vengono premiati con gli attesi posti, vivono un'altra situazione paradossale. Condizioni più simili al volontariato che a una vera occupazione. Si pensi ai barellieri del 118 che lavorano per dodici ore di fila a 50-70 euro.
Un'inversione di tendenza passa proprio dai giovani laureati.
Da un lato si devono rispettare le graduatorie esistenti. Dall'altro utilizzare meglio il denaro destinato ai progetti sanitari. Dove i giovani rappresentano linfa imprescindibile per il rilancio. Inoltre urge una riorganizzazione delle strutture. A partire dai presidi territoriali.
La frammentazione degli ultimi anni si è tradotta in sprechi notevoli. Ospedali generici spuntati ovunque con un abbassamento della qualità dei servizi offerti. E un peggioramento della condizione dei lavoratori.
Una scelta migliore sarebbe stata quella di assicurare la sopravvivenza delle sole guardie mediche. Puntare sulla specializzazione di ogni presidio. E creare indotto intorno al servizio offerto. Tutte questioni sulle quali da tempo si interroga anche l'attuale giunta regionale.
Questioni che tornano d'attualità a ogni caso di cronaca. Casi come Nola dove i pazienti dormivano sul pavimento a causa dei pochi posti disponibili. Questioni ancora senza risposta.
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