Avellino martoriata dai cantieri, parla il parroco del centro antico: Don Emilio Carbone. Escalation di reati, transenne, negozi che chiudono e cantieri fermi al palo: l'esasperazione dei cittadini dell'area antica del capoluogo è davvero tanta e a dare voce unica al dissenso e rabbia è proprio don Emilio.
«Ormai questa zona della città è abbandonata a se stessa - spiega don Emilio -. Il degrado avanza e la qualità della vita è sempre più bassa in una zona ormai completamente degradata. La ferita più grande inferta al cuore di questa città è il tempo che si sta trascorrendo tra le transenne. Stiamo parlando di 12 anni di cantieri. Un lasso di tempo enorme, inaccettabile. Un sacrificio insostenibile per qualsivoglia comunità, chiesto in nome di un rilancio e restyling che tarda sempre ad arrivare. Mi chiedo ma è possibile che in così pochi metri quadri si concentrino da anni così tanti cantieri?».
Come ha già detto il presidente dell'ordine degli architetti a mancare sarebbe proprio il necessario programma, l'idea di sviluppo e cambiamento che si vuole per questa città. «Corso Umberto I non è più la nostra cara "vecchia strada" che collegava l'accesso alla città, almeno uno di essi, al cuore vero di una comunità. Oggi è una strada di collegamento che, per la chiusura di piazza e altre strade, ha portato qui solo tanto smog, disagi e traffico. Questo è il degrado che ogni giorno cresce e alimenta le nostre vite. Senza contare gli immediati risvolti nel quotidiano e commerciali come il deprezzamento di locali e case. La vita sta diventando davvero invivibile».
E poi la speranza e la proposta di don Emilio. «Pensando a tutti gli episodi di criminalità che si sono verificati in questi ultimi periodi credo serva confronto tra tutti, forze dell'ordine, amministrazione, associazioni, parroci. Serve collaborazione, idee e progetto per trascinare fuori la nostra città via da tutto questo».
Simonetta Ieppariello