Napoli

La verità sulla morte della piccola Fortuna Loffredo fa sempre più fatica ad emergere. In quell'aula di tribunale si sprecano le rivelazioni e gli scambi di accuse, si dice tutto e il contrario di tutto mentre le responsabilità di quella tragica fine sono ancora tutte da accertare. La volta scorsa Raimondo Caputo, detto Titò, alla sbarra con l'accusa di aver violentato e ucciso la piccola Chicca, gettandola dall'ottavo piano della palazzina al Parco Verde di Caivano, durante le dichiarazioni spontanee ai giudici disse che era stata la sua ex compagna Marianna Fabozzi, già accusata di concorso in abusi sessuali, ad aver ucciso Fortuna.

In aiuto di Titò arrivò la testimonianza di Massimo Bervicato detto "Chiappariello" che martedì scorso dichiarò in aula che al momento della caduta di Chicca, Raimondo Caputo, si trovata nel cortile dell'isolato 3 delle palazzine popolari e che quindi non poteva essere lui l'assassino. A confermare la sua testimonianza è stato chiamato Michele Fusco che invece, sentito dai carabinieri, ha negato tutto e ha escluso che Titò al momento della tragedia si trovasse in cortile. Per questo l'accusa ha preannunciato l'invio degli atti alla Procura per procedere contro Bervicato per il reato di falsa testimonianza.

Nel frattempo cambia anche il collegio degli avvocati di parte civile. Angelo Pisani rinuncia ad assistere i nonni della piccola vittima, mentre Sergio Pisani continua ad assistere Pietro Loffredo, il papà di Fortuna, che ha sempre nutrito dubbi sulla ricostruzione dei fatti.

L'avvocato Pisani vuole "verità per i bambini a 360 gradi. Continueremo a cercare - scrive il legale - la verità sui mostri di Caivano che hanno violentato due piccoli innocenti, lo faremo in difesa dell'associazione Caramella Buona. La morta di Chicca è ancora avvolta da pesanti interrogativi - dichiara Pisani -  e oggi soprattutto dobbiamo salvare altri bambini dallo stesso atroce e orribile destino, effetto del degrado umano e di quel cocktail di ignoranza e criminalità. Non siamo ostaggio dei clienti e di nessun altro - chiarisce ancora l'avvocato - e non lo saremo mai perché il nostro compito è quello di contribuire all'accertamento della verità, per dura che possa essere, riservandoci alla fine ogni richiesta e azione. E se le nostre domande possono aver dato fastidio a qualcuno - conclude il legale - noi continueremo a farle come previsto dal codice di rito e profonderemo tutta la nostra profesionalità ed esperienza per dare giustizia a Pietro Loffredo, un papà che attende di sapere chi ha commesso orrendi crimini sulla sua bambina prima di trovarla moribonda al suolo".