Per sei giorni e sei notti la comunità di Valva è rimasta col fiato sospeso. E ora, dopo una lunga attesa, i cittadini di questo piccolo comune in provincia di Salerno sono frastornati, si sono chiusi in doloroso silenzio intorno alla famiglia Feniello. La conferma della morte di Stefano, 28 anni, figlio di questa terra (lasciata nel 2005 insieme ai genitori) è arrivata nella tarda serata di ieri mentre in tv, alla trasmissione Porta a Porta, la fidanzata Francesca Bronzi raccontava tra le lacrime l'incubo di quelle 60 ore nella trappola di ghiaccio. Hanno creduto fino all'ultimo che Stefano fosse ancora lì, sotto le macerie, ma vivo. Anche se tutto, nelle ultime ore, lasciava presagire la tragedia. Man mano che passava il tempo le possibilità di ritrovarlo in vita si assottigliavano. Insieme agli zii e ai tanti cugini di Stefano, gli abitanti di Valva sono rimasti incollati agli schermi televisivi e ai telefoni per seguire in diretta le operazioni di soccorso. Nel bar di Claudio Feniello, zio di Stefano, al centro del paese, la gente passava anche solo per lasciare una parola di conforto, per seguire con lui il telegiornale, per sapere se c'erano novità da Pescara.
“Fino alle 21 avvertivo il peso della situazione ma ero ancora fiducioso che Stefano potesse farcela – dichiara il sindaco Vito Falcone - . La vicinanza di questa comunità non è mai venuta meno alla famiglia Feniello”.
Anche il sindaco, come tutti qui a Valva, quando sabato scorso venne fuori il nome del ragazzo dall'elenco dei sopravvissuti, aveva gioito, aggrappandosi a un'inguaribile speranza. Poi le smentite, le notizie confuse che si sono accavallate, la la collera di papà Alessio che accusava “le istituzioni arroganti”, la telefonata della funzionaria della Prefettura che aveva sottovalutato l'allarme, e tutti i dettagli agghiaccianti di questa vicenda hanno trasformato l'angoscia in rabbia, la speranza in delusione. Fino alla notizia della morte.
“Una morte annunciata – sbotta uno dei cittadini di Valva – Non si può accettare una cosa simile nel 2017. Tutto è andato storto. Fin dalla prima scossa di terremoto, quei ragazzi volevano lasciare l'albergo e non è stato possibile per mancanza di mezzi adatti a spalare la neve sulle strade. Poi quella telefonata... la mamma degli imbecilli è sempre incinta... ma come si fa a rispondere così alla segnalazione di un allarme? Siamo indignati, tutti”.
C'è chi con Stefano è andato a scuola, chi lo ha visto crescere e correre per le stradine ripide di questo paesino di 1700 anime che sorge ai piedi di un costone roccioso, nell'area interna della provincia di Salerno. Qui, il 23 novembre del 1980, il terremoto ha fatto sei vittime. E sono crollate molte case. A due passi l'area del cratere, Laviano, Castelnuovo Di Conza.
Le immagini che arrivavano da Rigopiano hanno riportato a galla i ricordi di quanti hanno scavato tra le macerie del terremoto in cerca dei sopravvissuti.
“Mio fratello Alessio (papà di Stefano) è stato uno dei soccorritori del terremoto dell'80 – racconta Claudio Feniello – Proprio lui ha aiutato a tirare fuori dalle pietre donne e bambini. Lui sa bene cosa significa cercare incessantemente nella polvere, non perdere mai la speranza. Ma stavolta non è andata come doveva andare. Non sappiamo con chi dobbiamo prendercela. So solo che adesso vogliamo riportare Stefano a casa, e piangere in pace la perdita di un ragazzo meraviglioso”.
Stefano Feniello ha compiuto 28 anni lo scorso 17 gennaio. L'hotel sul Gran Sasso era il suo regalo di compleanno. Due giorni di assoluto relax, la neve e l'amore della sua vita Francesca, con cui festeggiava il quinto anniversario di fidanzamento. Davanti a lui una vita piena di opportunità.
“Era sveglio, intelligente, sapeva cavarsela sempre – ricorda il suo vicino di casa – abbiamo vissuto nei container per tutta l'infanzia, dopo il terremoto, e stavamo sempre insieme. A Pescara stava costruendo il suo futuro, con sacrificio e grinta. Non doveva morire...”
Sulla bacheca facebook del ragazzo si è passati dai commenti di incitamento all'angoscia, infine la tristezza e le domande che rimarranno senza risposta. Nelle ultime ore sono tanti gli amici e anche i semplici conoscenti che hanno lasciato un pensiero sul profilo di Stefano.
I pochi ragazzi che abbiamo incontrato a Valva invece preferiscono non parlare. Sfuggono le telecamere, vogliono restare tra loro, lontani dal clamore mediatico che li ha travolti improvvisamente. Ma non è indifferenza o cinismo. “Lo facciamo per rispetto, qui quasi tutti fanno cognome Feniello ve ne siete accorti?” ci fa notare un ragazzo al Comune. Come a dire: questa è una grande famiglia.
Al centro di Valva c'è un belvedere: un panorama mozzafiato si apre sotto gli occhi dei visitatori. Sulla balconata il vento gelido scuote un lenzuolo sul quale c'è scritto: Stefano, siamo con te.
Ora dovrà essere fissata la data dei funerali. "Quel giorno - dice il sindaco - proclamerò il lutto cittadino. Ma è un atto formale. Siamo già tutti a lutto".
Rossella Strianese