di Andrea Fantucchio
Rischio licenziamento per 55 operai della Novolegno. Lavoratori e sindacati in protesta di fronte allo stabilimento di Avellino. Si chiede alla proprietà Fantoni di intervenire col contratto di solidarietà. E si annuncia l'incontro dei riferimenti dei lavoratori con la Regione il 31 gennaio. (Clicca sulla foto di copertina e guarda le interviste di Ottochannel lavoratori. Riprese e Montaggio: Matteo Piscopo. A fine articolo tutte le foto della protesta)
Quando arriviamo sul posto, ci sono già oltre cinquanta operai. Anziani e più giovani. Affiancati dai rappresentanti sindacali: Cisl, Uil, Ugl e Cgil.
In scadenza la mobilità concessa a 55 lavoratori dello stabilimento.
I cori annunciano la protesta: «Organizzeremo dei pullman per andare a Udine. Vogliamo una risposta dall'azienda. Se Maometto non va alla montagna, saremo noi a raggiungere l'imprenditore. Siamo stanchi di non essere informati sul nostro destino».
Spiega uno dei presenti: «Vorrei sapere perché la società trova i soldi per investire a Nord Italia e fuori nazione. E qui smantellano tutto».
Carmine Piemonte, segretario Uil: «Alla Novolegno lavorano oltre centoventi operai. Lavoratori con altrettante famiglie a carico. Uno stabilimento che è qui da più di trent'anni. Non si possono licenziare così i lavoratori. Ora il 31 gennaio incontreremo la Regione e chiederemo al governatore De Luca di intervenire. Se la società non cambierà idea, continueremo a protestare. Metteremo in campo tutte le iniziative possibili per tutelare i dipendenti».
L'unica speranza è rappresentata dal contratto di solidarietà. Un ammortizzatore sociale che permetterebbe di salvare tutti i dipendenti riducendo il loro orario lavorativo e la retribuzione.
Il segretario della Cisl Fp, Mennato Magnolia: «L'azienda nel tempo ha ricevuto diversi miliardi di finanziamenti pubblici. E ora non può abbandonare i lavoratori nel periodo di crisi. Puntare esclusivamente sul mercato del Nord Italia e su quello estero. Bisognerebbe scommettere sul settore della commercializzazione. Rendere più appetibile la propria posizione sul mercato. Ne gioverebbe tutto il territorio. E si salverebbero i lavoratori».
La Cgil ci parla di una lettera firmata da operai e sindacati: «Ad Osoppo(provincia di Udine) la proprietà Fantoni ha previsto un investimento di ottanta milioni di euro. Soldi destinati a una nuova linea di produzione. Mentre qui ad Arcella vogliono licenziare gli operai. Inconcepibile. Era solo il 2015 quando l'azienda annunciava un nuovo piano produttivo. E l'inserimento nell'attività di tutti i lavoratori in cassa integrazione. Annuncio smentito dopo sei mesi. E ora non vogliono nemmeno perseguire la strada del “contratto di solidarietà”».
Il sindaco di Montefredane, Valentino Tropeano, è chiaro: «Come istituzioni siamo qui per affiancare gli operai. Ora assistiamo a una fase di stallo che rischia di incancrenirsi. Aspettiamo l'esito dell'incontro fra operai e Regione. Per conoscere anche la posizione di Palazzo Santa Lucia. Continueremo a chiedere al gruppo Fantoni di evitare lo smantellamento dell'attività. Pensiamo al colpo drammatico che i 55 licenziamenti rappresenterebbero per questo territorio»
Ormai gli operai presenti sono oltre sessanta. Megafono, proteste non spropositate ma sentite. Si aspetta martedì prossimo. Quando saranno chiamati in causa gli uffici regionali. E non si esclude un coinvolgimento del Mise (Ministero dello Sviluppo Economico).
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