Avellino

 

di Andrea Fantucchio

Storie d'altri tempi: quelle di Antonio Masucci da Mugnano del Cardinale, classe 1919. Ermanno Grossi da Montefredane, nato il 1924. Albino Carbone di Lapio, classe 1921.

Vite che si sono intrecciate col dramma della seconda guerra mondiale. Con la follia del genocidio degli ebrei. E con i campi di concentramento dove i tre uomini furono internati.

Storie che oggi sono state tirate fuori dalla macerie della memoria durante il ricordo della Shoah. In Prefettura ad Avellino il Prefetto Carlo Sessa ha consegnato le medaglie d'onore ai familiari dei tre scomparsi. Tre storie, quelle di Ermanno, Carmine e Antonio, che qui vi raccontiamo.

STORIA 1

Ermanno Grossi nacque a Montefredane. Unico maschio di nove figli. Fu chiamato alle armi grazie all'8 settembre 1943. Fatto prigioniero dai tedeschi fu condotto in un campo di concentramento in Slesia. Obbligato a lavorare nelle miniere di carbone fu salvato dalle truppe sovietiche.

I russi lo trattennero fino al 1946. Tornato a Montefredane fu insegnante elementare per quarant'anni. Dal 1956 al 1964 fu sindaco di Montefredane. Il suo doppio mandato è stato caratterizzato dalla realizzazione di diverse opere pubbliche.

Fra le quali si ricordano la costruzione della strada Montefredane-Prati, elettrificazione delle contrade rurali, l'edificazione di case popolari e di scuole di Montefredane e della frazione di Arcella. Istituì la figura del medico condotto (gratuito per gli indigenti) in paese: il dottor Benito Ferrara. Grossi è morto il 18 ottobre 2011 dopo una breve malattia. Ha lasciato la moglie, Maria Immacolata Pisano. E due figli, Amalia e Maurizio.

Hanno ritirato la medaglia la moglie Maria Immacolata e la figlia Amalia. Presente anche il sindaco di Montefredane, Valentino Tropeano.

STORIE 2

La storia di Carmine Albino inizia a Lapio nel febbraio 1917. Nel comune irpino trascorre la sua adolescenza. Prima di laurearsi in giurisprudenza e poi iscriversi all'accademia militare di Modena.

Nominato sottotenente fu distaccato a Palermo e poi a Tirana. Prima di essere deportato in Polonia. Per fedeltà all'esercito italiano rifiutò il salvacondotto. Così i “suoi carcerieri” si accanirono ulteriormente. Nel gennaio 1944 fu trasferito in un altro campo di lavoro. Dove la razione di pane gli fu ridotta a meno di 150 grammi. Il trattamento degli internati divenne disumano. Nel 1954 è stato dichiarato disperso.

Oggi in Prefettura ha ritirato la sua medaglia al valore il nipote Angelico Carpinella.

STORIE 3

Antonio Masucci è nato e vissuto a Mugnano del Cardinale. Chiamato alle armi fu assegnato alla 15esima compagnia di sussistenza. E aggregato al 41° reggimento Fanteria Genova.

Partecipò a diverse operazioni militari. Fu catturato in Grecia il 3 maggio del 1943. I Tedeschi lo internarono nel campo 3/B di Instemberg. Dove fu assegnato ai lavori nella 152esima fonderia. Lì contrasse gravi malattie che lo costrinsero al ricovero in ospedale per 3 mesi. Finalmente, con non poche difficoltà, fu rimpatriato. E riuscì a tornare a casa. Dove rincontrò la sua famiglia.

Nessuno sperava di rivederlo vivo. Fu insignito della Croce di Merito di Guerra. Ma morì giovane. Aveva 48 anni quando si spense nel suo paese d'origine il 3 maggio 1967.

Ha ritirato la medaglia al valore la sorella Antonietta Masucci. Presente il sindaco di Mugnano del Cardinale, Nicola Bianco.

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