«Oggi, purtroppo, ricorre il primo anniversario del lancio della petizione inviata al sindaco della città di Benevento per il salvataggio degli affreschi dei Sabariani».
Comincia così una lunga nota di Alfredo Vittoria fondatore del gruppo facebook “Sei di Benevento se...” che riprende l'annosa questione degli affreschi dei Sabariani portata all'attenzione della comunità nel dicembre 2015.
E' da allora che il gruppo attraverso una campagna di sensibilizzazione invita popolazione ed istituzioni a salvare una delle più preziose testimonianze dell’arte longobarda, situata sotto piazza Sabariani, sta scomparendo.
La campagna di sensibilizzazione mobilità studiosi e istituzioni. Il 30 gennaio 2016, viene pubblicata, su una piattaforma dedicata alle petizioni popolari, “Change.org” una missiva al sindaco in cui, in sostanza si chiede di “reperire i finanziamenti necessari ed effettuare il restauro degli affreschi, prima che siano persi per sempre.” La petizione raccoglie un certo numero di sostenitori, ad oggi più di 1170 (petizione è ancora aperta è disponibile a questo indirizzo http://bit.ly/SanMarcoDeiSabariani).
All’interesse mostrato dai media seguono le promesse di impegno di studiosi e istituzioni.
Non è semplice trovare i finanziamenti per il restauro. Il mese scorso, finalmente, il Comune riesce con una delibera a destinare per il recupero dei Sabariani, 50.000 euro (fondi che esistono ed arrivano dalla Terna).
Una splendida notizia per chi si è battuto per salvare questo pezzo di patrimonio. Eppure la vicenda sembra subire una nuova battuta d'arresto.
«I soldi – si legge in conclusione della lunga nota - , da soli non basteranno a scongiurare il pericolo della perdita, ammesso che li sotto ci sia ancora qualcosa.
Affinché gli affreschi vengano dichiarati salvi, c’è ancora molto da fare, soprattutto da decidere. Qual è l’attuale stato? È il caso di fare un restauro dove si trovano, lasciandoli nel luogo che, ha determinato il loro deterioramento oppure procedere ad un’operazione di “distacco”? Visto che i fondi non sono sufficienti a garantire la loro fruizione, è possibile, in attesa di reperire quelli necessari a garantire un ambiente idoneo, renderli fruibili, ad esempio, in un museo?
Forse sarebbe interessante chiedere al prof. Marazzi di parlare di cosa ha trovato e dello stato di conservazione degli affreschi, magari cogliendo l’occasione per organizzare un convegno che possa essere utile a fare il punto della situazione e su come mettere a sistema, il patrimonio che i longobardi ci hanno lasciato con il contributo di studiosi con come il prof. Elio Galasso e il prof. Marcello Rotili e le associazioni che si sono spese fino ad ora come ad esempio “Benevento Longobarda”».