Benevento

Prima la deposizione di un investigatore dell'Arma, poi quella della parte offesa: l' imprenditore che sarebbe rimasto vittima di un tentativo di estorsione. E' l'accusa contestata con l'aggravante delle modalità camorristiche, esclusa, però, per l'altra persona coinvolta, già condannata, ad Angelo Viola, 51 anni, di Benevento, che nel novembre 2015 era stato arrestato in un'indagine della Dda e dei carabinieri. Nel mirino degli inquirenti il tentativo di imporre il pizzo al titolare dell'impresa impegnata nei lavori di restyling di piazza Bissolati.

Oggi era in aula, dove ha ricordato, rispondendo alle domande del pm della Dda Luigi Landolfi e degli avvocati Antonio Leone e Domenico Dello Iacono, che nel febbraio 2013 due uomini, che non conoscevano, l'avevano fermato nei pressi della sua abitazione. Ha aggiunto che uno di loro – il più giovane – avrebbe avanzato la richiesta (“Mi devi dare i soldi, 20-25mila euro...”), precisando di aver avuto la sensazione che l'altro, rimasto in silenzio, avesse comunque ascoltato quelle parole.

Il passo successivo era stata la denuncia ai carabinieri, che avevano avviato l'attività investigativa, risalendo a Viola e a Stanislao Sparandeo, allora 36enne, al quale il gup del Tribunale di Napoli ha già inflitto con rito abbreviato la pena di 4 anni. Una nuova udienza del processo è in programma il 21 marzo.