«Abbiamo bisogno di certezze ed esperienza. Punto. Non mi interessa un ragazzino in quel ruolo.» Nulla di fatto. Si è chiusa così, avendo oggettivamente mancato l'obiettivo richiesto a gran voce e senza mezzi termini, con queste inequivocabili parole, pronunciate prima e dopo la gara casalinga con la Virtus Entella dal tecnico Walter Alfredo Novellino, la finestra invernale di calciomercato dell'Avellino, costretto ad anticipare in fretta e furia l'arrivo in biancoverde, programmato per giugno, del terzino sinistro Matthias Solerio (classe '92 alla prima esperienza in Serie B), preso con la formula del prestito con obbligo di riscatto dalla Giana Erminio (formazione lombarda che milita in Lega Pro). Una necessità di precorrere i tempi emblematica ed estrema sintesi di un percorso tortuoso, iniziato il 1° giugno; certificato, tra gli altri, dall’epilogo negativo degli affari Gucher, Crivello ed Evacuo. Si è consumato, dunque, l'ultimo atto di un mercato di riparazione scandito da “fumate nere” e rifiuti (gli ultimi quelli di Daprelà e Brivio), vuoi per la posizione di classifica, vuoi per lo spauracchio dell'imminente processo per il calcioscommese, ma anche per la palese difficoltà di condurre in porto operazioni pressoché definite. Sei quelle in entrata, nove in uscita, il bilancio finale. Rosa da 28 a 25 elementi. Moretti è stato il fiore all'occhiello sul fronte innesti; l'aver sfoltito fino alla fine l'organico con le partenze last minute dopo il rientro all'Inter di Donkor e Tassi, rispettivamente alla volta di Cesena e Feralpi Salò, ma anche grazie al ritorno di Crecco all Lazio ed al prestito di Offredi al Bari (con il conseguente approdo in Irpinia dell'esperto paganese Rino Iuliano, dal Prato), rappresenta la vera nota lieta delle ultime ore di trattative, se non altro perché consentirà al tecnico di Montemarano di lavorare con un numero non sovrabbondante di calciatori. La quota di tesserati in organico sarebbe stata abbassata addirittura a 23 qualora Bidaoui e Soumarè non avessero declinato le opzioni Parma e Casertana. La parola passa definitivamente al campo: unico vero giudice per stabilire la bontà, o meno, delle scelte compiute per volontà o mancanza di alternative. In archivio un gennaio che fa riflettere. O meglio che deve far riflettere. La perdita di appeal e di forza d'azione del club sono ormai evidenti. Ci sarà tempo per capirne i motivi più profondi e valutare soluzioni per invertire la tendenza, che va cambiata. Ora, però, c'è una sola cosa che conta. Si chiama salvezza: da conquistare ad ogni costo. E nonostante tutto.
Avellino, per fortuna è finito il calciomercato
Il punto. Rifiuti, "fumate nere", il terzino esperto mancato in un gennaio da stillicidio mentale
Redazione Ottopagine