Partiamo da una premessa: ribadiremo sempre all'infinito e con grande convinzione che il nodo multiproprietà non rappresenta un ostacolo nel cammino della Salernitana. Chi pensa, dunque, che la società, volutamente, non punti alla massima categoria a causa della normative attualmente in essere può anche evitare di perdere tempo leggendo quest'articolo. La nostra analisi è più profonda e prende spunto da uno striscione esposto nei distinti qualche mese fa: "Lotito, che cosa vuoi fare da grande?". E' d'obbligo rimarcare che Lotito e Mezzaroma, a tutt'oggi, rappresentano due garanzie economiche di straordinaria rilevanza in un mondo, quello del calcio, che vede fallire quotidinamante tante società forse anche più prestigiose della Salernitana. I numeri, ad ora, parlano tutti a favore dei due presidenti: tre campionati vinti, due trofei in bacheca, cavalluccio sulle maglie, manto erboso nuovo, conti in regola e immagine ricostruita a livello nazionale. Mica poco in 5 anni? Non ci iscriveremo mai, insomma, al partito del "Lotito vattene" che appartiene a chi, in questa città, non conosce mezze misure: se vinci sei il migliore in assoluto, se perdi devi andartene a casa. Così non si va da nessuna parte.
Un interrogativo, più equilibrato, è questo: rispetto al progetto triennale che punta al salto di categoria (o comunque a provarci), la Salernitana ha intrapreso la strada giusta? Dopo ieri sussiste qualche perplessità. L'attuale organico resta di livello superiore a quanto non dica la classifica, ne siamo convintissimi, ma prendendo un difensore e un centrocampista la società avrebbe dimostrato almeno di volerci provare. Certo, la Salernitana dista appena 5 punti dalla zona dei sogni e non c'è scritto da nessuna parte che si debba vincere per forza anche in B, ma ieri, per la prima volta, i tifosi hanno visto un'assenza di strategie che, a lungo andare, rischia di essere pagata a caro prezzo. La società, a nostro avviso, ha potenzialità, competenza, risorse ed equilibrio per costruire una grande Salernitana senza spendere troppi soldi, ma lasciare l'opera a metà può rappresentare un rimpianto troppo grande.
Per costruire un progetto serio servono non solo investimenti, ma anche lungimiranza. L'anno prossimo, a prescindere dal piazzamento finale, la Salernitana si ritroverà a dover partire quasi da zero: i portieri non sono di proprietà, a destra c'è una lacuna da colmare, il centrocampo è numericamente scarno e perderà Ronaldo e forse Della Rocca, almeno uno tra Coda e Donnarumma dovrebbe andar via per realizzare la plusvalenza più importante da 10 anni a questa parte. Per programmare serve la continuità, senza necessariamente far firmare contratti pluriennali a calciatori che, una stagione dopo, rischiano involontariamente di frenare le strategie. Sia chiaro: trattenere i pezzi pregiati, investire su Rosina, acquistare il cartellino di Odjer e rimediare agli errori del passato prendendo un portiere in prima istanza fa capire che la buona volontà c'è e che la proprietà non si tira indietro quando necessario.
La politica, del resto, è chiara: più che acquisire il cartellino da un club pagandolo, si punta sugli svincolati o su giocatori in uscita dalle società e freschi di rescissione. Legittimo, ci mancherebbe. Ma, alla lunga, bisogna capire che la qualità si paga e magari spendere 10 oggi per Blanchard, Crimi, De Luca (tanto per fare dei nomi) significa risparmiarne 100 domani e avere in casa gli elementi cardine di un progetto che decollerà...forse con un pizzico di ritardo sulla tabella di marcia. Salerno (e in generale nessuna tifoseria al mondo) non può pretendere la A in poco tempo (farla come la stanno facendo Pescara e Crotone ha senso?) e quando Lotito ricorda la storia non lo fa per offendere, quanto per rispondere a chi pecca di memoria corta. Allo stesso tempo, però, c'è da ricordare che a Verona erano in 1000, che all'Arechi ci sono in media 10mila spettatori, che un anno fa, per una partita dall'esito scontato, c'erano 26mila persone sugli spalti, che senza quel tifo e quella spinta forse oggi saremmo ancora in Lega Pro. E' per questo potenziale che la società deve avere il coraggio di osare, perchè ciò che investe oggi rientrerà domani. Salerno merita di sognare, Lotito e Mezzaroma meritano di entrare definitivamente nella storia.
Gaetano Ferraiuolo