Rammarico, comunque. Per il problema che ha impedito ad un disabile di raggiungere l'aula di udienza al primo piano perchè la sua sedia a rotelle è troppo larga per entrare nell'unico ascensore; per la necessità di dover fare i conti con una situazione non semplice. Rammarico: questo il sentimento maggiormente diffuso questa mattina, in Tribunale, dopo la pubblicazione della notizia che ha riguardato il 47enne di Ponte diventato tetraplegico dopo un incidente accaduto cinque anni fa. Il processo nel quale è parte offesa ed imputato al pari dell'autista del tir che si era scontrato con la sua Lancia Lybra - succede quando le denunce sono incrociate- , è stato rinviato e sarà celebrato a maggio in un'aula al piano terra.
Al di là di tutto, di una soluzione che sarebbe stato possibile forse prevedere, prima di oggi, se ci fosse stata contezza delle dimensioni della carrozzella, resta il dato di una difficoltà complessiva della struttura giudiziaria. Alle prese con carenze- interessano l'intero Paese ed hanno ovvie conseguenze anche sulla nostra realtà-, alle quali è complicato fare fronte. Carenza di personale – ma non si tratta di un elemento sconosciuto alle cronache – e fondi. Ad erogarli è il Ministero della giustizia secondo una scala di priorità in cui quelle di Benevento non occupano certo i primi, primissimi gradini. Le emergenze sul territorio nazionale si sprecano, il quadro d'insieme restituisce criticità che fanno impallidire, ma non sparire, quelle del nostro circondario.
Ecco perchè, restando ancorati solo alla strettissima attualità, anche mettere a posto un ascensore e riattivarne un altro da troppo tempo off limits diventa impresa non da poco. E non perchè manchino le richieste in tal senso o gli sforzi di quanti quotidianamente sono impegnati, a tutti i livelli, per garantire ai cittadini il miglior servizio possibile, ma per l'esiguità delle risorse. Non è una novità, purtroppo. E non solo a Benevento.