Quando ha capito che il “compromesso” che le veniva proposto per lavorare in un prestigioso albergo napoletano era un rapporto sessuale, ha trattenuto il respiro, chiuso la comunicazione telefonica e avvisato i carabinieri.
Quella storia, che è diventata una inchiesta e poi un processo – oggi prima udienza davanti ai giudici del tribunale di Avellino – inizia nel 2012. P.C., giovane napoletana, avvenente ma non vistosa, stava sfogliando il settimanale Fieracittà, tra gli annunci sperava di trovare un posto di lavoro. Impresa difficile, ma tentare non costa nulla. Tra i messaggi uno ha attirato subito la sua attenzione: si cercava personale femminile per l'Hotel Ambassador di Napoli. Posto chic, esclusivo, probabilmente con stipendio adeguato: perché non provare? La ragazza ha composto il numero, quasi trattenendo il respiro. Tre, quatto squilli. Poi la risposta, la voce di un uomo, gentile, che le comunica di essere l'amministratore dell'albergo e che si sarebbe occupato personalmente di selezionare le candidate. Una chiacchierata cordiale, corretta, ma forse con qualche domanda di troppo sulle doti fisiche della ragazza. Che però al momento non ci fa caso. Del resto, pensa, per lavorare in un albergo così serve comunque una bella presenza.La chiamata termina con la voce maschile che le chiede il numero di cellulare per avvisarla di un eventuale appuntamento.
Nei giorni successivi il presunto amministratore dell'Ambassador manifesta in pieno tutte le sue intenzioni. Telefonate continue alla giovane, messaggi equivoci. E poi la richiesta esplicita: se vuoi lavorare mi devi dare qualcosa. Il famoso “compromesso” sessuale.
Da qui l'intervento dei carabinieri. Le indagini e la denuncia di un 40enne avellinese che non è mai stato in nessun rapporto con l'Ambassador, naturalmente. Questa mattina l'imputato comparirà davanti al giudice Claudio Tringali. La vittima è assistita dall'avvocato Annibale Schettino.
Luciano Trapanese