Benevento

Si è definito un “esperto di contabilità applicato all'informatica”. Ha ricordato di essere stato assunto dall'Asl il 16 maggio del 2006 come dirigente del settore economico-finanziario e di aver dovuto subire trovare la soluzione, “su incarico del direttore generale” dell'epoca, De Stefano, ad un problema non di poco conto. Perchè “l'attività di storicizzazione che era stata fatta sul software dell'Azienda, con l'obiettivo di aumentarne la velocità, aveva comportato la perdita di tutti i dati, inclusi quelli dei bilanci dal 2000 al 2005”.

Ecco perchè Felice Pisapia, che sarebbe diventato poi direttore amministrativo e personaggio chiave, con le sue registrazioni nella casa paterna di Nunzia De Girolamo, dell'indagine sull'Asl, si era messo immediatamente al lavoro. Un lavoro di cui ha ripercorso le tappe durante l'esame al quale si è sottoposto nel processo che lo vede imputato di peculato, al pari della moglie, Olga Landi, e di Arnaldo Falato,  ex dirigente dell'Unità operativa budgeting, per uno stralcio del 'procedimento madre', quello sui mandati di pagamento. Nel mirino nove fatture, per complessivi 200mila euro, ritenute false, che tra il 2007 ed il 2008 sarebbero state formate da Pisapia. Fatture intestate ad alcune società, per forniture di software ed altro. La coniuge sarebbe stata la destinataria delle somme, mentre Falato avrebbe firmato le disposizioni di pagamento.

Rispondendo alle domande dell'avvocato Vincenzo Regardi, che lo assiste con Claudio Botti, del pm Flavia Felaco e degli avvocati Roberto Prozzo (per l'Asl, parte civile), Mario Verrusio (per Falato) e Naddeo (per Landi), Pisapia ha spiegato di aver deciso, potendo contare su un budget di 200mila euro, di “realizzare un software – ha precisato che lui “faceva le scelte, ma i pagamenti venivano disposti dal settore Budgeting di Falato”- e di essersi per questo rivolto “ad un ingegnere di origini indiane che risiedeva in Italia e ad una società con una sede territoriale a Pontecagnano”. “Fu stabilito il costo – ha aggiunto -, il software fu installato nel computer del mio ufficio. Non era in rete, altrimenti avrebbe bloccato l'Asl”.

E ancora: “Riuscimmo a recuperare migliaia e migliaia di documenti, ad inserire i dati con uno sforzo che andò avanti per circa un anno e mezzo, al quale contribuirono anche alcuni addetti esterni, credo impiegati della società”. Pisapia ha confermato che le relative fatture individuavano la moglie come delegata alla riscossione “perchè lei aveva un contratto a tempo determinato con l'azienda di Pontecagnano ed in passato aveva collaborato anche con altre due imprese...”. L'udienza, scandita anche dalla deposizione di un funzionario Asl, è terminata pochi minuti fa. Il 23 febbraio la prossima.

Oggi era anche in programma, ma è slittato al 1 giugno, il processo per le nove persone – tra di loro Pisapia- e le sei società   chiamate in causa nel filone principale dei mandati di pagamento. Attenzione puntata su 1 milione  e 400mila di euro che l'Asl avrebbe sborsato a sei aziende tra giugno 2009 e aprile 2012 per prestazioni che non sarebbero mai state eseguite o lo sarebbero state solo parzialmente.