Salerno

Tanto tuonò che piovve. Come ampiamente prevedibile, la curva Sud Siberiano è scesa in campo in prima persona per contestare alcune dichiarazioni del presidente Lotito reo, a detta degli ultras e di buona parte della tifoseria, di aver offeso più volte la storia della Salernitana con frasi ironiche e "un rinfacciare continuo che porta a sminuire anche i successi conquistati sul campo". Che tra il patron e la torcida granata la scintilla non fosse mai scoccata in pieno nonostante i risultati e l'ottimo lavoro svolto è sotto gli occhi di tutti. Del resto, sin dal torneo di Seconda Divisione c'è stato un botta e risposta a distanza che ha scatenato il dibattito negli ambienti sportivi salernitani. "Se non sarete in 10mila non farò la squadra" il tormentone ricorrente dei primi anni, "La nostra curva non accetta ricatti, saremo presenti anche se giocheranno gli scarti" la risposta della Sud in occasione dell'amichevole contro la Lazio. Nel tempo, poi, ne sono successe di tutti i colori: dall'affissione di manifesti in città per contestare l'operato del patron al volgare sputo post Borgo a Buggiano passando per il coro di sabato scorso ("Lotito vattene") e la nota emessa quest'oggi, già gettonatissima sul web. 

Eppure, nell'anno della promozione, tra Salerno e Lotito sembrava fosse nato un rapporto diverso. Accoglienza festosa per la famiglia, coro personalizzato in occasione della festa post Casertana, striscioni di sostegno dopo la vicenda Iodice, applausi a scena aperta di 25mila persone dopo la vittoria del campionato di Prima Divisione, un idillio che accompagnò la Salernitana verso l'ambito traguardo e che rappresentò uno dei punti di forza. Oggi Lotito è riuscito a farsi beccare anche a Salerno, come non bastassero i mugugni a prescindere dell'ostile torcida laziale. Gli ultras, con maturità, hanno riconosciuto l'ottimo lavoro fatto negli anni, ma hanno chiesto "rispetto per una storia troppe volte calpestata". "Io il rispetto per la storia l'ho dimostrato riacquistando il marchio e riportando in alto la Salernitana: non sono solito rinfacciare, devo solo respingere al mittente le accuse raccontando i fatti" il laconico commento del patron ai nostri microfoni, ma la sensazione è che questo clima di malcontento si respirerà ancora per diverse settimane.

Se lo stadio è vuoto nonostante i successi degli ultimi anni, vuol dire che qualcosa è stato sbagliato ed è innegabile che Salerno abbia recitato un ruolo da protagonista assoluta nella scalata dei granata dall'Eccellenza alla B. Senza lo zoccolo duro, probabilmente, ad oggi si parlerebbe ancora di Lega Pro ed è riconosciuto da tutti che la spinta della curva ha rappresentato l'elemento determinante per costruire i successi di una squadra comunque ben guidata dai presidenti. Alla società va attribuita una sola "colpa": non aver instaurato un rapporto di simbiosi con il territorio. Poche iniziative, prezzi dei biglietti alti, tesserati raramente in giro per la città, porte chiuse agli allenamenti, interviste ridotte al lumicino e dichiarazioni condivisibili nei contenuti, ma rivedibili nei toni. Ai tifosi, quelli veri, si può dire ben poco: chi è ripartito da Budoni sa che la società è stata artefice di un miracolo sportivo storico e con pochi precedenti in Italia. Darlo per scontato significa commettere un grave errore.

Quale, dunque, la colpa della tifoseria? Anzitutto facciamo una distinzione: da un lato i tifosi sempre presenti che hanno diritto di criticare purchè lo si faccia per il bene della Salernitana senza strumentalizzazioni. Dall'altro il popolo social, quello che gioca alla "caccia al colpevole", che destabilizza per hobby, che forse non va neanche allo stadio e si diverte a cantare un "Lotito vattene" peccando incredibilmente di memoria corta. Gli ultras, con maturità, questa espressione fuori luogo l'hanno evitata, chiedendo soltanto rispetto, trasparenza e chiarezza. Una presa di posizione netta, civile, posta con toni giusti e senza alimentare polemiche. Il pensiero è unanime: la storia sportiva di Salerno non è costellata di scudetti o trofei, ma merita grandissimo rispetto. La società lo sa e, non a caso, ha riacquisito il marchio ponendo fine ad una querelle decennale. A Lotito, ora, il compito di riconquistare la gente, consapevole che non basterà acquistare un top player o vincere ancora per portare tutti dalla propria parte. Solo uniti si può andare lontano e l'unione ultras-società-dirigenza-calciatori può fare la differenza più dei gol di Coda e delle parate di Gomis. L'importante è fare tutti un salto di qualità e imparare dagli errori commessi: le potenzialità reciproche sono enormi, buttare tutto nel secchio e ripartire da zero non servirebbe davvero a nessuno.

Gaetano Ferraiuolo