Avellino

 

di Andrea Fantucchio

Sembrerebbero aver fatto come nel gioco dell'oca, tanto rumore per poi tornare al punto di partenza. E quindi, proprio allo Stir. Questa sarebbe la volontà dei sindaci per risolvere l'emergenza rifiuti che in questi giorni ha coinvolto 52 comuni irpini. Dopo la mancata proroga della Regione per l'uso proprio del deposito di Pianodardine per conferire la frazione umida. (Clicca sulla foto di copertina e guarda l'intervista di Ottopagine. A fine articolo tutte le foto)

Da allora è iniziata la caccia al privato che può risolvere i problemi. I depositi finiti sotto la lente d'ingrandimento di Provincia e Irpiniambiente, sono tre: la Fir Ecologia (Ex Irm) di Manocalzati, la Defiam di Serino e la Dentice Pantaleone di Montefredane. Dopo il rifiuto dell'imprenditore serinese, Filomeno De Feo, stamattina altro incontro in Prefettura.

Oltre al presidente di Irpiniambiente, Nicola Boccalone, erano presenti Dentice Pantaleone, titolare dell'omonima azienda di Montefredane, il sindaco del comune, Valentino Tropeano, quello di Serino, Vito Pelosi. Per sondare nuovamente il terreno per un'entrata in scena della Defiam.

L'incontro inizia alle 11.30 e finisce due ore dopo. L'esito è chiaro. Ancora nessuna soluzione, ci si rivede domani. Sempre in Prefettura, dovrebbe esserci anche l'Arpac. Ente che non ha dato il parere decisivo alla terza proroga provinciale per l'utilizzo dello Stir. Di fatto la scintilla che ha innescato l'emergenza attuale.

E proprio allo Stir vorrebbero tornare i sindaci. Vogliono conoscere le motivazioni che hanno spinto l'Arpac a non dare il proprio assenso alla nuova proroga. I primi cittadini chiedono anche chiarezza sullo stato del deposito di Pianodardine posto sotto sequestro dalla Procura.

La posizione di Irpiniambiente, resta invece quella di spalmare i rifiuti fra i comuni irpini che hanno i depositi privati. Fino almeno alla risoluzione del caso Stir; ci vorrebbero, secondo Boccalone, circa due mesi. Attualmente, i due impianti papabili sarebbero da Defiam e la Dentice, visto che la Fir deve ancora avere dei pareri dalla Regione. Una soluzione, quest'ultima, che potrebbe anche essere sbloccata nei prossimi giorni. Considerata la presenza proprio dei rappresentanti di Palazzo Santa Lucia (sede della Regione) in Prefettura stamattina.

Dichiara il sindaco di Montefredane, Valentino Tropeano, al termine dell'incontro: «Gli imprenditori non sono disponibili a questo tipo di lavorazione dei rifiuti. Sembrerebbe che, l’impianto che può lavorare in massima sicurezza i rifiuti umidi, sia proprio lo Stir. Bisogna creare una filiera istituzionale. Capire qual è l’obiettivo finale. Non possiamo organizzare la trasferenza dei rifiuti nel comune di Montefredane, senza conoscere tempi e modi della raccolta. Né si può pensare che per risolvere quest'emergenza, si possano sovraccaricare tre comuni. Quelli che dispongono di impianti privati».

Continua Tropeano: «Domani capiremo ancora meglio la situazione. Lo Stir di sicuro è pubblico e deve fare la sua parte. Si può pensare a un patto da privati solo per pochi giorni. Come sindaco sono in prima fila per nella battaglia ambientale che riguarda la Valle del Sabato. Non voglio creare condizioni di “cattiva vivibilità” per i cittadini».

Dello stesso avviso il sindaco di Serino, Vito Pelosi: «Oggi non è stata presa nessuna decisione. L’emergenza rifiuti resta. Si vuole dare solidarietà, ma non si può destinare l’intero carico di immondizia in tre comuni nei quali ci sono aziende private. Anche perché, per quanto riguarda Serino, c’è un’indisponibilità della Defiam. Per una scelta commerciale dell’azienda, che fra qualche anno vorrebbe eliminare l’attività di trattamento dell’umido».

«Vogliamo – conclude Pelosi - delle risposte. Sapere per quanto tempo l’emergenza durerà. Fra qualche giorno, questa decisione potrebbe peggiorare ancora».

Nicola Boccalone, prova a chiarire meglio la situazione, dichiarandosi invece fiducioso nel ruolo che sapranno giocare gli impianti privati. Ecco cosa dice: «Lo Stir era già una soluzione di ripiego. Da quest'estate, quando i privati non avevano più potuto svolgere il proprio ruolo (in seguito a delle indagini svolte dalla Procura). Ora stiamo cercando di recuperare il rapporto con quegli impianti. Un rapporto interrotto dopo trent’anni nei quali erano proprio i privati a supportarci nel ciclo dei rifiuti provinciale. Prima di dare la disponibilità ad aprire i propri impianti, gli imprenditori vogliono un’indagine preventiva dall’Arpac - Per capire l’impatto dei nuovi rifiuti, dal punto di vista normativo. Una nuova autorizzazione, l'Aia, che permetterebbe di ricalibrare le attività svolte nello Stir. Per lavorare meglio e ridurre i rifiuti da mandare in discarica. Poi l’idea è realizzare una nuova ricerca fra gli impianti irpini. Per sondare la loro disponibilità a supportarci nel ciclo rifiuti provinciale».

Conclude: «La società (Irpiniambiente) lavora in una situazione normativa particolare. Rispetto agli altri anni, non ha ricevuto la proroga di attività provinciale. Secondo una norma regionale, avevamo novanta giorni per liquidare le società. Dopo il referendum c’era anche l’ipotesi di sciogliere le province. Una situazione di incertezza che si è riflessa sulla nostra attività, fino all'emergenza attuale».

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