Avellino

 

di Pasquale Cuomo*

«Aiutare mio figlio o cercare di farlo, mi ha distrutto sia economicamente che psicologicamente».

A parlarmi è un padre, un padre come tanti. Non importa conoscere il suo nome, non importa ora la sua storia, ma ci importa questa frase. In un altro articolo abbiamo raccontato la storia di Maria e di sua figlia Rossellina, affetta dallo spettro dell’autismo. Maria ci ha spiegato qual è stato il percorso che ha fatto per aiutare sua figlia, ponendo l’accento sul metodo Aba: “Applied Behavior Analysis” (analisi applicata del comportamento), e su quanti miglioramenti abbia comportato.

E’ ancora di questo che parleremo, attraverso le parole di questo padre e la spiegazione scientifica del metodo Aba e in questa parte dell’articolo spiegheremo perché il metodo Aba risulta essere così costoso e perché molte famiglie decidono di sobbarcarsi questa spesa, che spesso arriva a sfiorare i trentaduemila euro al mese.

Il metodo Aba si basa su studi scientifici, la prima pubblicazione in merito a questi studi risale a cinquanta anni fa pubblicato dai medici Baer, Wolf e Risley nel 1968 dove veniva messa in luce la validità scientifica di questo metodo, basato su una scienza medica quale “l’analisi sperimentale del comportamento”. E’ per questo che Aba ha un maggior numero di successi. Questo e l’intensità del metodo.
Andiamo con ordine.

La terapia si basa su 25 ore settimanali, 5 ore al giorno per 5 giorni. Il bambino viene monitorato e ogni minuto, gli viene chiesto di apprendere qualcosa di nuovo, modificando le variabili ambientali.
Il bambino non riesce a stare seduto e lancia gli oggetti? Si interviene sull’ambiente circostante proponendo un’attività che possa interessare il bambino e farlo sedere, anche solo per poco, fino a che non impari a restare seduto.
Apprendimento è cambiamento dicono le dottoresse e un buon apprendimento deve essere fatto con un insegnamento efficace, che è tale solo se ci sono le giuste variabili ambientali. Si passa, dunque, ad altre due cose fondamentali perché il metodo Aba riesca: l’intensità e la globalità. Quando si inizia questo tipo di percorso c’è una totale presa in carico da parte dei tecnici e dei dottori che si occupano di Aba. Il bambino ha un rapporto 1 a 1 con il suo tutor che lo segue in tre contesti diversi: la struttura dove viene praticato il metodo, l’ambiente scolastico e anche quello famigliare questo perché il comportamento viene analizzato in maniera totale in termini azionemovimento in relazione all’ambiente.

Il punto di partenza di Aba è quello di fornire un metodo comunicativo ai bambini e agli adulti. Capita spesso che ci siano bambini non verbali, che cioè non hanno appreso la capacità di comunicare con le parole. Prima di iniziare a lavorare su qualunque altra abilità del bambino è necessario insegnargli a comunicare e a esprimersi, tramite il linguaggio dei segni o anche per immagini, questo porta ad una fase successiva: il pairing.

In questo momento il bambino non viene richiesto nulla, solo di fare qualcosa che gli piace per far sì che il bambino si avvicini e stabilisca un contatto con un adulto, un insegnate o anche altri bambini. E’ importante sottolineare che il metodo Aba opera al fine di fornire al bambino quelle abilità necessarie per integrarsi nel contesto scolastico con la rimozione dei “comportamenti-problema” (l’urlare, il lanciare oggetti o il non riuscire a rimanere concentrato), che nuocciono sia all’apprendimento del bambino, sia al contesto della classe.

Aba, mi spiegano le dottoresse, opera in modo tale da lasciare al bambino la possibilità di vivere serenamente in qualunque ambiente, senza creare disagi per sé e per gli altri.

Prendiamo ad esempio il contesto scuola: abbiamo detto che per apprendere è necessario un metodo di insegnamento efficace. Com’è possibile però testare l’efficacia dell’insegnamento se non si riesce a comunicare con il bambino? Se il bambino non può neanche richiedere ciò di cui ha bisogno? Ecco il punto fondamentale. La richiesta.
La richiesta è la forma di comportamento che tutti i bambini devono avere, autistici e non. Quello che fa Aba, quindi, è fornire una forma comunicativa socialmente accettata, scegliere il sistema di comunicazione adeguato.

Comunicazione è comprensione, comprensione è apprendimento. Si ha di fronte un bambino diverso, che ha diverse vie comunicative, ma la diversità va compresa, accettata e valorizzata, concludono le dottoresse.
In sintesi: il metodo Aba consente di analizzare il comportamento di un bambino autistico, e non solo, e di sviluppare un piano personalizzato per fornirgli un comportamento che faciliti la comunicazione con il mondo circostante e l’apprendimento. Il metodo Aba è un metodo scientifico, con un’altra probabilità di riuscita e che fa dell’intensità e della costanza la sua arma migliore. Il metodo Aba è utile anche, anzi, soprattutto alle scuole per facilitare l’insegnamento.
Sorgono però dei dubbi consistenti: è davvero possibile che ogni bambino autistico riesca ad ottenere un piano personalizzato, con un proprio tutor che li affianchi per 25 ore alla settimana per due anni? Quali sono i costi del metodo Aba? Istituzioni e Asl della regione Campania sanno della validità di questo metodo e supportano economicamente le famiglie?

La risposta è molto semplice: no.
«Questo cammino è un cammino in solitudine, non sono lasciate da sole solo le famiglie, ma anche la scuola», mi dice questo genitore. Ed è vero. “Aba” è utile per avviare il bambino all’apprendimento, facilitando il compito delle scuole e degli insegnanti, troppo spesso lasciate da soli con casi problematici.

*Studente del Vivaio di Ottopagine, il corso di giornalismo multimediale organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro