di Luciano Trapanese
Un nuovo welfare, inclusivo, accogliente, solidale. Che raccolga in una sola rete le richieste di quegli italiani – e sono tanti - che vivono un drammatico disagio sociale. E dei migranti, arrivati nel nostro Paese per costruirsi una nuova speranza di vita. Insieme, senza pregiudizi.
E' possibile. Ci sono gli strumenti. Ci sono i fondi. Ma serve voltare pagina. Andare oltre l'attuale gestione dell'accoglienza, oltre la dinamica della paura dell'altro, che semina odio, discriminazione, intolleranza. Sentimenti che sono il preludio per tempi molto più cupi. Per tutti.
Non è semplice, ma è possibile.
Non è semplice, eppure è l'unica strada da percorrere. Con convinzione, con fiducia, con la consapevolezza che il nostro futuro dipende da noi, da quanto saremo in grado di capire questi tempi. Senza l'opprimente cappa di chi guarda all'oggi armato di elmo e baionetta, pronto ad alzare mura e fortini. Le nostre prigioni di domani.
Oggi è stato presentato a Benevento il Manifesto per una rete campana dei piccoli “Comuni del Wecome”. L'iniziativa è della Caritas Diocesana di Benevento. Ed è una sfida. Una sfida importante. Aperta soprattutto ai tanti piccoli comuni di Sannio, Irpinia e Cilento. Non è un'idea. Una delle tante utopie. Ma un progetto concreto.
La Rete dei “Comuni del Welfare” propone una soluzione strutturale per accogliere uomini, donne, giovani e bambini migranti. Ma anche per dare risposte a comunità che stanno attraversando in modo drammatico questa devastante crisi economica, e uno spopolamento che nel giro di pochi anni segnerà la fine di tanti paesi.
Il progetto prevede l'utilizzo di strumenti europei e italiani contro l'indigenza e per l'inclusione sociale (Sia, Sostegno all'inclusione attiva, Pon inclusione, Strategia per le Aree interne). L'attuazione di un welfare comunale in grado di prendersi carico delle persone fragili del proprio territorio (Progetti terapeutico riabilitativi individualizzati – Ptri con budget di salute). L'adesione al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), che coinvolge i comuni nell'accoglienza dei migranti.
Una serie di strumenti capaci di modificare in modo significativo la vita di piccole comunità allo stremo, di consegnare ai giovani nuove opportunità di lavoro, e di dare un senso vero all'accoglienza.
E' una sfida alta, vera, possibile. Il Manifesto si rivolge soprattutto ai sindaci dei piccoli comuni. Possono immediatamente attivare questi strumenti e far parte della Rete. Saranno coadiuvati in tutto dagli esperti della Caritas per costruire insieme il futuro.
“I comuni del Welfare” è una risposta al lento disfacimento delle nostre piccole comunità. Offre la possibilità di rivitalizzare paesi che stanno sparendo. Dare nuove opportunità ai giovani, e non solo. Innestare nello stanco tessuto umano nuove energie, nuove ambizioni, una nuova prospettiva.
C'è tanto da fare. Piccole e grandi cose. Basta aprire gli occhi, spogliarsi dalla paura dell'altro e vivere con un noi inclusivo che può portare benessere a tutti.
La questione immigrazione è epocale. Gestirla nel modo migliore (e nell'interesse di tutti, italiani e migranti), è l'unico modo per attraversare questa fase storica senza l'incubo del dramma incombente, ma nella piena consapevolezza che una equilibrata politica dell'accoglienza può generare effetti positivi per tutti.
Serve dialogo, coraggio, la capacità di mettersi in discussione. Senza paraocchi, senza paure, senza la facile scappatoia di soluzioni semplici e inefficaci.
Ottopagine affianca il progetto dei “Comuni del Welcome”. Lo sostiene con convinzione. Così come sosterrà tutte le amministrazioni comunali e le rispettive comunità che decideranno di aderire.
E' un progetto a suo modo rivoluzionario. Soprattutto in questi tempi di chiusura totale, di egoismi dettati dall'incertezza per il futuro.
Altrove ha funzionato. Ha dato respiro e forza a intere comunità. Ha ridato fiducia e speranza a tanti giovani italiani. E proprio pensando a loro, anche a loro, che riteniamo sia un errore grave – per i sindaci – ignorare questa possibilità e continuare ad assistere impotenti alle loro comunità che si spengono.